
Lega, il sottosegretario Siri è indagato per corruzione
Il senatore della Lega avrebbe ricevuto denaro per modificare una norma del Def per favorire l'erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Spaccatura nel Governo. Luigi Di Maio chiede le sue dimissioni mentre Matteo Salvini lo difende
Il sottosegretario ai Trasporti della Lega, Armando Siri, è indagato dalla Procura di Roma per corruzione per una tangente da 30.000 euro (la foto è di Ansa). Secondo gli inquirenti Siri avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma che però non è mai stata approvata. Avrebbe agito dietro l’impulso di un altro indagato, Paolo Arata, ex parlamentare di Forza Italia, attuale responsabile del programma della Lega per l’ambiente. L’indagine, partita da Palermo e giunta sino alla Capitale, ruota attorno a lui e a Vito Nicastri, conosciuto in Sicilia come il “Re dell’eolico”, finito ai domiciliari per un’operazione speculativa nelle energie rinnovabili dove era coinvolto anche Messina Denaro. Il legame d’affari tra Arata e Nicastri si sarebbe sviluppato intorno a una serie di investimenti nell’ambito delle energie rinnovabili, in particolare eolico, biometano e fotovoltaico. Siri avrebbe facilitato questi investimenti asservendo “le sue funzioni di pubblico ufficiale e i suoi poteri ad interessi privati” ma lui si dichiara totalmente estraneo ai fatti. “Sicuramente non c’entro niente con vicende che possano avere risvolti penali. Mi sono sempre comportato nel rispetto delle leggi – ha dichiarato il sottosegretario. – Non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette. Chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati e se qualcuno mi ha accusato di queste condotte ignobili non esiterò a denunziarlo”.
Secondo il vicepremier Luidi Di Maio Siri dovrebbe dimettersi. “Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma qui la questione è morale – ha spiegato il pentastellato. – Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita”. Diversa la posizione della Lega che si schiera totalmente a favore di Siri. “Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno, peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def – ha risposto Salvini. – Siri non si deve dimettere. C’è solo un’iscrizione nel registro degli indagati e solo se sarà poi condannato dovrà mettersi da parte. Non ho mai chiesto di far dimettere la Raggi o parlamentari dei Cinquestelle quando anch’essi sono stati indagati”.
Oltre ad Armando Siri sono finiti sotto inchiesta altri due funzionari, Alberto Tinnirello e Giacomo Causarano, che avrebbero ricevuto somme di denaro dal gruppo Arata-Nicastri.
