
Approvato all’unanimità alla Camera il Ddl “Codice rosso”
Fa riflettere il fatto che in Italia faccia più clamore e dia maggiore spinta propositiva a legiferare, non la notizia della triste morte di una normale quanto mai sconosciuta giovane cittadina, Tiziana Cantone, vittima di revenge porn, ma la vicenda di una giovane deputata, Giulia Sarti, vittima anche lei dello stesso identico reato. Il ddl Codice Rosso, votato ieri in Commissione Giustizia diverrà in breve tempo legge e la morte della fragile ragazza, Tiziana Cantone, non verrà mai più dimenticata.
Il Parlamento ha avviato ieri, con l’approvazione in prima lettura di un emendamento del ddl Codice Rosso, l’iter che consentirà anche l’Italia di dotarsi di una legge sul revenge porn. L’iniziativa legislativa che era stata già proposta sei giorni addietro da FI, Pd e Liberi e Uguali, senza però ottenere il via libera della Camera, è stata ieri riformulata in Commissione Giustizia dalla relatrice del M5S Stefania Ascari, ottenendo una votazione favorevole unanime, cioè ben 461 voti a favore e nessun contrario. Il disegno di legge una volta licenziato definitivamente dalla Camere, introdurrà il reato di pubblicazione e diffusione di materiale a contenuto sessualmente esplicito senza consenso della persona filmata, prevedendo multe dai 5 ai 15 mila euro e la reclusione fino a 5 anni. Il vuoto normativo esistente in materia di ‘vendetta pornografica’ aveva generato un acceso dibattito nel 2016, in seguito alla vicenda di Tiziana Cantone, la giovane napoletana di 31 anni morta suicida, dopo aver conosciuta l’esistenza di alcuni video messi in rete che la ritraevano in pose private di natura sessuale. Un dibattito poi tornato subito alla ribalta della cronaca poche settimane fa, al centro dell’attenzione mediatica in seguito ad un’altra vicenda, quella però della deputata del M5S Giulia Sarti, rimasta vittima dello stesso abuso. Il ddl Codice Rosso una volta legge, andrà a colmare il vuoto legislativo esistente per questo tipo di reato frutto dell’era digitale. Un nuovo tipo di reato che in Italia attualmente può essere punito solo utilizzando le leggi in tema di diffamazione e sulla privacy, affidandosi comunque alla discrezionalità dei giudici nei tribunali. Il nostro Paese non è stato l’unico a dover fronteggiare il reato di revenge porn e forse arriva già in ritardo rispetto ad altre nazioni. In Francia ad esempio è dal 2016 che esiste una legislazione in tema di vendetta pornografica, grazie a un emendamento della legge di contrasto al cybercrimine, poi introdotta nel codice penale all’art. 226-2-1, dove si stabilisce una pena alla reclusione di 2 anni e il pagamento di una multa sino a 60 mila euro per chi diffonde materiale a carattere sessuale privato. In Inghilterra invece è dal 2015 che si riconosce il revenge porn come reato penale. La legge anglosassone a chi la violi, stabilisce pene alla reclusione che possono arrivare fino a 2 anni. Oltre Oceano, tra i Paesi più all’avanguardia in materia di lotta ai reati digitali, ci sono ovviamente gli USA, nel quale si riconosce al revenge porn, valenza di reato, ma demanda ai singoli stati membri l’iniziativa di legiferare. Sono 41 gli stati che hanno adottato sino ad ora in America, una legge per contrastare il fenomeno del revenge porn. La diffusione in rete di materiale sessuale privato senza consenso dei ritratti è comunque riconosciuta nei 41 stati americani come violazione della privacy, punibile con la reclusione dai 3 ai 5 anni. Ma il primato spetta alle Filippine nell’ aver adottata già dal 2009, una legislazione contro i reati digitali come la vendetta pornografica. Infatti è dal 2009 che in questa nazione con l’Antiphoto and VideoVoyuerism Act, si intende tutelare l’onore, la dignità e l’integrità della persona, che è vittima di revenge porn, stabilendo per coloro che diffondono in rete materiali privati di natura sessuale senza il consenso di chi è filmato, pene che vanno dai 3 ai 7 anni di reclusione. Fa riflettere però il fatto che in Italia faccia più clamore e dia maggiore spinta propositiva a legiferare, la notizia di revenge porn ai danni di una giovane donna parlamentare invece della triste morte di una normale quanto mai sconosciuta giovane cittadina, vittima anche essa però dello stesso reato.
