Copyright, al via la riforma

Copyright, al via la riforma

Il Parlamento europeo approva le nuove regole sul diritto d'autore con 348 voti a favore. Ora gli autori possono proteggere le loro opere nei confronti dei giganti del web. E Wikipedia, ieri oscurata per protesta, torna visibile

Via libera alla riforma sul copyright. Dopo due mesi di braccio di ferro il Parlamento europeo ha finalmente approvato le nuove regole che sanciscono il diritto d’autore. Lo ha fatto ieri con una maggioranza solida, ben 348 voti a favore che hanno messo a tacere i 278 contrari. Nell’aula di Strasburgo solo 36 si sono astenuti. Diverse sono le novità introdotte dalla direttiva che cambia in modo sostanziale il mondo del web. La nuova misura infatti estende l’applicazione del diritto d’autore anche alle piattaforme online come Facebook, Google News e Youtube, e mira a fissare a livello europeo delle linee guida per lo sfruttamento economico delle opere dell’ingegno, in modo da consentire ai titolari dei diritti di negoziare accordi migliori sulla remunerazione che deriva dall’utilizzo delle loro opere presenti sul digitale.

Il semaforo verde arriva dopo lunghe discussioni che hanno riguardato principalmente due articoli della direttiva: l’11, ribattezzato “Tassa sui link”, e il 13, “Bavaglio al web”. Il primo sancisce che gli editori dovranno chiedere ai colossi come Facebook o Google il pagamento per l’utilizzo di un loro testo, anche se si tratta solo di brevi frammenti o di un link di rimando. Inoltre, è previsto che saranno gli autori stessi di quel testo a beneficiare dei soldi riscossi. Il secondo invece prevede l’obbligo da parte di Google e degli altri giganti della Rete di controllare i testi caricati per evitare che si tratti di opere rubate all’ingegno di altri e copiate. Saranno in pratica direttamente responsabili dei contenuti messi online, senza più limitarsi a fare una semplice indicizzazione.

Sono esenti dalle disposizioni della direttiva gli scritti caricati su enciclopedie online con finalità non commerciali, come nel caso di Wikipedia, o su piattaforme software open source, come nel caso di GitHub. Le start up invece sono soggette a obblighi più leggeri. In particolare, le nuove imprese con meno di 3 anni di attività online, meno di 10 milioni di euro di fatturato e meno di 5 milioni di utenti al mese dovranno solo dimostrare di aver tentato di ottenere una licenza per l’uso di testi di altri e rimuovere i contenuti nel caso in cui gli venga richiesto dai detentori di copyright.

Per protesta Wikipedia ha oscurato le sue pagine ma ben presto è tornato tutto visibile.

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