Hong Kong, due milioni in piazza nella seconda domenica di protesta

Hong Kong, due milioni in piazza nella seconda domenica di protesta

La polizia locale parla però di 340mila persone. Liberato nella notte il leader 22enne del Movimento degli Ombrelli. Ma i manifestanti ora chiedono le dimissioni di Lam e la cancellazione della norma estradizione voluta da Pechino

Seconda domenica di manifestazione ad Hong Kong contro il decreto sulla estradizione forzata in Cina voluto da Pechino. Quasi 2 milioni di persone nelle vie di Hong Kong hanno partecipato ieri alla manifestazione indetta contro la legge che la governatrice Carrie Lam aveva sospeso sine die. Quasi il doppio di domenica scorsa: sono le stime fornite dagli organizzatori del Civil Human Rights Front. L’ex colonia britannica ha una popolazione di poco superiore a 7,4 milioni di persone. Lo sostengono i media locali, secondo i quali la polizia ha aperto più corsie stradali alla marea di gente e dopo quasi due ore dall’inizio della marcia, vi erano ancora molte persone che dovevano uscire dalle fermate della metropolitana nel cuore della città. Ma la polizia smentisce, stimando il numero dei manifestanti in 340mila. Joshua Wong, uno degli studenti leader del “movimento degli ombrelli” che per 79 giorni bloccò nel 2014 il centro di Hong Kong con una protesta pro-democrazia, è stato intanto liberato stamani, dopo aver scontato i due mesi di reclusione, pena inflittagli per il ruolo avuto nelle manifestazioni. Demosisto, il partito di cui è stato cofondatore, lo aveva annunciato in una nota, secondo i media locali, che l’attivista di 22 anni sarebbe uscito oggi dal carcere di Lai Chi Kok alle 10:30 locali (4:30 in Italia). Ma i manifestanti chiedono ora che la norma sull’estradizione forzata in Cina, venga definitivamente cancellata e inoltre reclamano le dimissioni della stessa governatrice Lam.

Carrie Lam che aveva già annunciato la sospensione sine die della norma che si sospetta fosse voluta dal governo di Pechino, motivando la mossa affermando:«alla luce di quanto accaduto e come governo responsabile» in riferimento alle proteste e agli scontri di mercoledì tra polizia e manifestanti aveva spiegato:« Le nostre intenzioni erano sincere ed erano di colmare alcune lacune normative”, leggendo una dichiarazione di oltre dieci minuti prima in cantonese e poi in inglese, volendo ricostruire le ragioni della vicenda. “Forse non siamo stati sufficientemente efficaci nella comunicazione, ma ora la priorità è quella di ricostruire la pace e l’ordine e la fiducia verso il governo”. In un primo momento, la volontà era di approvare la normativa e renderla effettiva a luglio, entro «l’attuale legislatura, ma ora non è più la priorità». Ma sembra che tutto ciò non sia bastato per calmare e rassicurare infatti gli animi dei 2 milioni di manifestanti, scesi in piazza, che continuano a chiedere ora le sue dimissioni. La Cina ha espresso intanto ‘sostegno, rispetto e comprensione’ per la decisione del governo di Hong Kong di rinviare la discussione sulla controversa legge sulle estradizioni, assicurando che continuerà ‘a supportare con fermezza’ la governatrice, Carrie Lam, al fine di salvaguardare la prosperità e la stabilità dei territori. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang.

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