Attacchi a Gaza nella notte. Respinta tregua richiesta da Onu

Attacchi a Gaza nella notte. Respinta tregua richiesta da Onu

Tel Aviv ha intensificato questa notte gli attacchi nella Striscia di Gaza con truppe di terra, carri armati e raid aerei. Respinta la richiesta da parte delle Nazioni unite di una tregua. Gli USA preoccupati per un ulteriore peggioramento del conflitto, mentre la Russia invita Israele a trovare una soluzione pacifica.

Questa notte si è raggiunto il picco di violenza nella guerra tra Israele e Hamas da quando è iniziato il conflitto, il 7 ottobre scorso. Secondo alcuni residenti ci sono stati attacchi da parte delle forze israeliane nella zona orientale e centrale di Gaza, oltre che nei campi profughi di Jabaliya a Bet Lahiya, Bet Hanun, e a Khan Yunis nel sud. Al momento non abbiamo numeri su vittime e feriti di questi attacchi notturni, poiché le comunicazioni con gli operatori sanitari sono interrotte da ore.

A proposito di questa interruzione nelle comunicazioni, il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPI, Committee on Public Information) conferma di essere “Fortemente allarmato” dal blackout di comunicazioni da Gaza e, dal suo sito ufficiale, dichiara che così il mondo sta “Perdendo una finestra sulla realtà” di ciò che sta accadendo nella Striscia: “Un blackout delle comunicazioni è un blackout delle notizie. La guerra Israele-Gaza è entrata in una nuova fase con bombardamenti intensificati e operazioni di terra da parte delle forze israeliane. Può portare a gravi conseguenze con un vuoto informativo indipendente e fattuale che può essere riempito con propaganda mortale e disinformazione“.

Daniel Hagari

L’attacco di questa notte si è svolto anche tramite truppe di terra, carri armati e raid aerei, come conferma lo stesso il viceammiraglio Daniel Hagari, portavoce militare di Tel Aviv: “Le nostre forze di terra si trovano ancora sul terreno e portano avanti la guerra. La notte scorsa sono entrate nel nord della Striscia e hanno esteso le attività di terra. A questa operazione partecipano unità di fanteria, dei carristi, del genio e dell’artiglieria, sostenuti da un forte volume di fuoco” e parla anche di continui “Bombardamenti massicci” su Gaza.

Lo scopo di Tel Aviv era quello di colpire dei tunnel utilizzati da Hamas per muoversi all’interno di Gaza, e sono stati colpiti dall’aviazione israeliana circa 150 gli obiettivi sotterranei. A confermarlo è anche l’Aeronautica militare israeliana, che dichiara “Aerei da caccia guidati da precise informazioni di intelligence hanno ucciso la notte scorsa il capo della formazione aerea dell’organizzazione terroristica Hamas, Ezzam Abu Raffa“, sottolineando che era il “Responsabile della gestione degli apparati Uav, dei droni, del rilevamento aereo, dei parapendii e della difesa aerea dell’organizzazione Hamas, e ha preso parte alla pianificazione e all’esecuzione del massacro omicida negli insediamenti intorno a Gaza il 7 ottobre“.

Nel frattempo una recente richiesta di una tregua, avanzata dall’Onu (Che accusa entrambe le parti in conflitto di crimini di guerra), è stata respinta, mentre l’amministrazione USA teme che il conflitto possa ancora peggiorare in futuro.

Sergej Viktorovič Lavrov

Anche la Russia teme conseguenze sul lungo termine: “La distruzione della Striscia di Gaza e lo sfollamento forzato di 2,2 milioni di persone provocheranno una catastrofe che durerà per decenni se non per secoli” ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič LavrovOvviamente, dobbiamo fermarci. E dobbiamo annunciare programmi umanitari per salvare la popolazione che è sotto assedio“. Lavrov ha poi sottolineato come la Russia si stia rivolgendo direttamente a Tel Aviv per cercare una soluzione pacifica: “Stiamo inviando segnali agli israeliani, manteniamo pieni contatti con loro, il nostro ambasciatore comunica con loro regolarmente, stiamo inviando un segnale sulla necessità di cercare una soluzione pacifica e di non completare l’annunciata strategia della terra bruciata a Gaza”.

Il CPI, inoltre, conferma il numero dei giornalisti rimasti uccisi dall’inizio del conflitto: “Dal 7 al 27 ottobre 2023, almeno 29 giornalisti sono stati tra gli oltre 8.000 morti di entrambe le parti dall’inizio della guerra“, sottolinea in un comunicato “Le ultime tre settimane sono state il periodo più sanguinoso degli ultimi decenni per i giornalisti che si occupavano dei conflitti. Dei giornalisti uccisi, almeno 24 erano palestinesi, quattro erano israeliani e uno libanese”.

 

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