Migranti, presentato il nuovo decreto. Ridotti da due anni a quattro mesi i tempi dei rimpatri

Migranti, presentato il nuovo decreto. Ridotti da due anni a quattro mesi i tempi dei rimpatri

Per Di Maio si tratta del primo step del piano sui rimpatri sicuri: "L'importante è fermare le partenze"

Ridurre i tempi dei rimpatri da due anni a quattro mesi. E’ questo l’obiettivo del nuovo decreto interministeriale Esteri-Giustizia-Interni sui migranti, presentato oggi alla Farnesina da Luigi Di Maio. “E’ stato un lavoro di squadra: ringrazio il ministro Bonafede, il presidente Conte e la ministra Lamorgese perché noi stamattina firmiamo il decreto ministeriale che ci permette di portare le misure per stabilire se un migrante può stare in Italia da due anni a 4 mesi”, ha spiegato in conferenza stampa.

Il provvedimento, ci tiene a precisare il capo del M5s, “non urla ma fa i fatti” e prevede di accorciare i tempi per i rimpatri dei migranti che provengono da Algeria, Marocco, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina. In alcuni casi sono stati già avviati degli accordi ma per completarli sarà fondamentale il ruolo della cooperazione allo sviluppo, per cui è previsto il “fondo rimpatri, che può arrivare fino a 50 milioni di euro”.

Per il ministro la redistribuzione non è “la soluzione definitiva” e bisogna “fermare le partenze”, motivo per il quale sarà fondamentale “una grande azione diplomatica che punta a stabilizzare la Libia“.

Per Bonafede il decreto “dà alla giustizia italiana uno strumento importante” anche a fronte dell’aumento delle domande di protezione internazionale pendenti nei tribunali italiani. “Nel 2016 i procedimenti nelle sezioni specializzate dei tribunali erano 47 mila – ha specificato – nel 2017 sono state 41.800, sono diventate 48.952 nel 2018, per arrivare a oltre 70 mila nel 2019”.

Lungi dall’essere un punto di arrivo, Di Maio ha tenuto a precisare che questo provvedimento è solo il “primo step del nostro piano per i rimpatri sicuri” e che non intende essere in contrapposizione con il decreto sicurezza, sul quale “recepiremo le osservazioni del presidente della Repubblica”.

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