Omicidio Stefano Leo, il presidente della corte d’Appello di Torino chiede scusa alla famiglia

Il giudice ha commentato la notizia sulla mancata carcerazione dell’assassino dopo una condanna per maltrattamenti in famiglia, diventata definitiva lo scorso maggio. "Chiedo scusa ma non è colpa nostra. C'è carenza di personale". Intanto il padre di Stefano annuncia di voler abbandonare l'Italia

Il presidente della Corte d’appello di Torino, Edoardo Barelli Innocenti, ha chiesto scusa per la mancata carcerazione di Said Mechaquat, assassino reo confesso di Stefano Leo, dopo una condanna per maltrattamenti in famiglia diventata definitiva lo scorso maggio e mai eseguita. “Come rappresentante dello Stato mi sento di chiedere scusa alla famiglia di Stefano Leo – ha spiegato in una conferenza stampa da lui convocata. – Sento di dover fare le mie condoglianze e partecipare al dolore e al cordoglio”.

Il giudice ha però tenuto a specificare che la Corte d’appello non è per questo corresponsabile dell’omicidio ed ha dato la colpa alla carenza di personale. “La sentenza è divenuta irrevocabile l’8 maggio – ha detto -. Se noi fossimo nel migliore dei mondi possibili il 9 maggio il cancelliere avrebbe trasmesso immediatamente il verdetto alla procura. Ma se negli uffici c’è carenza di personale non è solo colpa nostra. Visto che mancano i lavoratori, a fronte della mole di fascicoli la cancelleria ha come input quello di far eseguire le sentenze più gravi, sopra i tre anni, perché al di sotto si ha la possibilità di ottenere l’affidamento in prova”.

Inoltre a detta di Barelli, ammesso che la procura avesse immediatamente eseguito quella sentenza, non c’è nessuna garanzia che il giorno dell’omicidio, cioè lo scorso 23 febbraio, Said fosse ancora in carcere. “Ogni sei mesi di detenzione ci sono 45 giorni di beneficio – ha aggiunto il presidente – e inoltre anche se l’imputato è stato condannato con sentenza definitiva viene osservato e può accedere a misure alternative”.

A proposito della carenza di personale, Barelli ha lanciato l’allarme sullo stato delle corti d’appello in Italia ed ha invocato l’aiuto del ministero della Giustizia: “Io sono qui a prendermi i pesci in faccia come è giusto che sia, ma non scrivete che la colpa è solo dei magistrati – ha concluso. – Il ministero della Giustizia dovrebbe provvedere ad assumere cancellieri ed assistenti perché è quello di cui abbiamo bisogno”.

Intanto il papà di Stefano Leo, Maurizio, a Radio 24 ha urlato ancora una volta la sua disperazione e il suo disappunto per le parole del giudice: “Io me ne vado dall’Italia – ha detto convinto. – C’è qualcosa che non funziona qui. Ormai io ho fatto i funerali, non sono uno che va a invocare 40 anni di carcere o l’ergastolo, perché Stefano non me lo restituisce nessuno e vivo per pensare agli altri miei 3 figli. Però ormai è diventato un cinema”.

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