Pnrr: le modifiche del Governo sugli obiettivi

Pnrr: le modifiche del Governo sugli obiettivi

Il Governo ha deciso già da qualche tempo quella che sarà la strategia italiana per il Pnrr (Patto nazionale di ripresa e resilienza), cambiando alcuni obiettivi a causa della mutata situazione economica e geopolitica rispetto al Governo Draghi, causata tra l’altro dalla crisi energetica, dalla pandemia e dal peggioramento della situazione in Ucraina. C’è chi teme dei ritardi, ma Raffaele Fitto rassicura sul rispetto delle date di scadenza.

Altri obiettivi potrebbero essere cambiati del tutto, utilizzando anche ulteriori fondi europei, e su questo si incentrano le trattative tra Italia e Bruxelles di questi giorni. Già a fine maggio scorso la Premier Giorgia Meloni aveva sottolineato la necessità di modificare gli obiettivi del Pnrr alla luce della situazione attuale, come aveva ribadito alla relazione semestrale sullo stato di attuazione del patto: “È il primo strumento (Il Pnrr, ndr) comune con il quale l’Unione europea ha deciso di intervenire all’indomani della crisi economica e sociale provocata dalla pandemia. Il Piano è nato in un periodo storico diverso da quello attuale. La guerra di aggressione della Federazione Russa all’Ucraina, e gli shock energetici, economici e sociali che ne sono seguiti, hanno fatto emergere nuove priorità di cui è necessario tener conto e la conseguente necessità di aggiornare il Piano“.

Proprio ieri il Parlamento ha ricevuto questa relazione, in cui il Governo fa il quadro complessivo sui progetti in attuazione, su eventuali ritardi e sulle modifiche, e nei prossimi giorni in Aula si dovrebbe tenere un dibattito sul tema. Secondo quanto emerso dal documento, sono ben 120 gli interventi che hanno qualche debolezza, e dovrebbero quindi essere modificati o cancellati.

Alcuni di questi coinvolgono i ministeri di Trasporti e Infrastrutture (Matteo Salvini), della cultura (Gennaro Sangiuliano), istruzione (Giuseppe Valditara) e ambiente (Gilberto Pichetto Fratin). In particolare per la riduzione del disseto idrogeologico, altra situazione peggiorata negli ultimi tempi, ci sono in ballo 1,2 miliardi di euro per gli interventi.

Matteo Salvini

Secondo la relazione del Governo ci sono quattro possibili criticità, che in qualche caso si accavallano, in questi 120 progetti: la differenza eccessiva tra domanda e offerta, l’aumento inaspettato dei costi, le difficoltà nell’aspetto di amministrazione e gestione, e gli errori commessi nell’allinearsi alle norme tecniche europee. Da qui il piano del governo per presentare alla Commissione europea un nuovo progetto in cui questi obiettivi vengono parzialmente modificati, sostituiti o anche spostati sul piano europeo del RepowerEu (Un fondo parallelo con scadenze più lunghe rispetto a quelle del Pnrr). In tale modo i fondi che non si riescono a spendere entro il 2026, invece di andare perduti, potrebbero essere spostati su questo fono parallelo, che prevede 2,7 miliardi di euro ma potrebbero diventare molti di più riducendo i 192 miliardi del Pnrr, ed essere utilizzati negli anni successivi.

Un ulteriore rallentamento viene dal controllo della Corte dei conti sui fondi del Pnrr, ma il Governo intende eliminare il controllo concomitante a progetti in corso, e lasciare solo quello a opere terminate, con il decreto della Pubblica amministrazione arrivato ieri alla Camera.

Tra i vari ostacoli c’è anche chi teme che vengano sforati i tempi di scadenza, ma Raffaele Fitto rassicura: “Le modifiche del Pnrr sono un altro tema di dibattito e rappresentano una parte importante delle fasi di intervento” ha dichiarato infatti il ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR del governo Meloni “Altri 5 paesi hanno chiesto modifiche e, sui tempi, dunque sulla scadenza del 31 agosto, siamo assolutamente nei termini previsti dall’Europa. Spesso sento di parlare di ritardi, ma andrebbe contestualizzato“.

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