
Processo Ruby bis, arriva la condanna definitiva per Emilio Fede e Nicole Minetti
La Cassazione conferma i 4 anni dati in appello all’ex direttore del Tg4 e i quasi 3 anni per l’ex consigliera. Fede ora finisce ai domiciliari mentre la Minetti può chiedere subito l’affidamento in prova. Decisiva per gli ermellini la testimonianza di Imane Fadil
Diventa definitiva la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Milano lo scorso 7 maggio 2018 nell’ambito del processo Ruby bis nei confronti di Emilio Fede e Nicole Minetti (la foto è ripresa da Il Messaggero), accusati di favoreggiamento alla prostituzione delle ragazze che partecipavano alle cene ad Arcore in casa di Silvio Berlusconi. La Cassazione ha confermato infatti la condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione per l’ex direttore del Tg4 e a 2 anni e 10 mesi per l’ex consigliera lombarda, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa di entrambi gli imputati. La condanna in secondo grado è stata stabilita anche grazie alla testimonianza di Imane Fadil, morta a 34 anni lo scorso primo marzo per cause che ancora non sono state accertate. Secondo la requisitoria del sostituto procuratore della Cassazione, Pina Casella, la ragazza ha reso “dichiarazioni pienamente attendibili” e il verdetto d’appello “è ineccepibile”. Secondo quanto è stato ricostruito dagli inquirenti Fede ha tentato di spingerla a prostituirsi con il Cavaliere, ma lei non si prestò. Per il pg, “Fede era il garante delle serate di Arcore e il punto di riferimento per tutto quello che ruotava attorno al format di queste serate” mentre la Minetti era la “indispensabile cerniera tra Berlusconi e le ragazze a lui destinate”.
Emilio Fede non finirà in cella. La procura generale di Milano ha sospeso l’ordine di carcerazione accogliendo l’istanza del suo legale, Maurizio Paniz, motivata da ragioni di età e salute. Al giornalista sarà concessa la detenzione domiciliare, così come previsto per gli ultrasettantenni (Fede ha 87 anni). Potrà stare nelle sue case di Segrate o Capri, oppure in quella della moglie a Napoli. Dovrebbe scontare così la sua pena solo per alcuni mesi, poi potrà chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. “Alla mia età è una prova che credo di non meritare anche perché non ho fatto nulla – ha commentato l’ex direttore appena ha saputo l’esito della sentenza. – Chi può credere che io abbia potuto far prostituire delle ragazze con Berlusconi? Alcune di queste ragazze non le conoscevo neanche. Io con Ruby non c’entro niente. Questa è una prova importante per me, per la mia famiglia e per la gente che mi vuol bene. Spero che il giudice che ha deciso la mia condanna abbia riflettuto bene. Accetto e vado avanti con la mia famiglia”. Questa non è l’unico guaio giudiziario per Fede. Su di lui pende anche una condanna in appello a 2 anni per aver tentato, dopo essere stato licenziato dal Tg4, un’estorsione ai danni di un manager di Mediaset con foto false.
Per quanto riguarda la Minetti invece, lei potrà chiedere subito l’affidamento in prova perché la sua pena è sotto i 4 anni. Anche per lei non è l’unica condanna, visto che per i giudici di primo grado dovrà scontare la pena di un anno e 8 mesi per peculato nel processo sui rimborsi gonfiati all’epoca del suo mandato politico in Lombardia. Il suo commento sulla vicenda di Arcore è stato piuttosto amaro. “E’ una ingiustizia, non me l’aspettavo – ha confessato. – Ho sempre avuto fiducia nella magistratura e le sentenze vanno rispettate ma questa mi pare davvero ingiusta”. La sua difesa proverà a fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
