
Sergio Zanotti e il rapimento in Siria. “Un tassista abusivo mi ha venduto ai miliziani di Al Qaida”
L'imprenditore bresciano racconta il suo sequestro al pm di Roma. Aperta una inchiesta per sequestro con finalità di terrorismo
“Ero senza lavoro, ho deciso di andare in Turchia, nella zona di Hatay a pochi chilometri dalla Siria, per cercare di acquistare dinari da rivendere in Europa dove nel mercato della numismatica hanno un valore. Sono stato però venduto dal mio tassista abusivo a dei miliziani che mi hanno narcotizzato. Il 14 aprile del 2016 mi sono risvegliato in una casupola nella zona di Aleppo”. A parlare è Sergio Zanotti (la foto è di Today.it), l’imprenditore bresciano di 59 anni, liberato dopo quasi 3 anni di sequestro in Siria e rientrato ieri sera in Italia. L’uomo ha raccontato il suo rapimento al pubblico ministero Sergio Colaiocco che ha aperto un’indagine per sequestro di persona con finalità terroristiche.
Secondo quanto riferito agli inquirenti, Zanotti è stato dunque tenuto in ostaggio da miliziani di Al Qaida. Di lui non si sono avute notizie per molto tempo perché ha cambiato circa 10 prigioni, tutte però nella zona di Aleppo.
Per l’imprenditore l’incubo è finito definitivamente ieri sera intorno alle 23 quando l’areo che lo trasportava dalla Siria è atterrato all’aeroporto militare di Ciampino, a Roma. A dare la notizia della liberazione è stato direttamente il premier Giuseppe Conte, che ha parlato di un uomo “in buone condizioni”. Al magistrato infatti Zanotti ha confermato di essere stato trattato abbastanza bene dai suoi rapitori.
L’ultima volta che si sono avute notizie dell’italiano è stato a maggio del 2017. In un filmato diffuso dai rapitori, Zanotti appariva in ginocchio, ammanettato e con il volto coperto in una stanza spoglia con due uomini in nero armati di fucile alle spalle. Chiedeva l’intervento del governo italiano, altrimenti sarebbe stato ucciso. Era il secondo appello. Prima ancora, in un video del novembre 2016, era sempre in ginocchio ma in un campo di olivi ed implorava aiuto.
Dopo questi drammatici momenti più nulla, ma dall’Italia i servizi segreti hanno lavorato senza sosta per arrivare alla sua liberazione. “Alla nostra agenzia di intelligence – ha scritto su Twitter il ministro della Difesa Elisabetta Trenta – il mio sentito ringraziamento. Con una attività mirata e incessante ha consentito la liberazione del nostro connazionale”.
Dopo il colloquio con gli inquirenti, Zanotti può ora finalmente tornare dai suoi cari e riabbracciare la sorella che aveva pianto di felicità alla notizia che il fratello stava bene ed era libero.
