Giuseppe De Donno: aperta oggi la camera ardente. Lettera dei famigliari “Non strumentalizzate”
Da questa mattina è aperta la camera ardente allestita nella sala consiliare del Comune di Curtatone, dove si trova il corpo del medico trovato morto suicida il 27 luglio scorso e famoso per la sua teoria del plasma iperimmune come cura per il Covid-19.

Il dottor De Donno, fonte: Adnkronos
Le visite potranno continuare fino alle 19 di oggi, orario in cui viene chiusa la camera ardente. Intanto a Curtatone, dove tra l’altro il medico è stato vice sindaco per un certo periodo, sono stati dichiarati due giorni di lutto cittadino.
I funerali si terranno invece domani alle 10 nella basilica di sant’Andrea a Mantova. La Diocesi, a nome della famiglia di De Donno, ha chiesto ai giornalisti di evitare fotografie, riprese video e interviste. “Siamo incaricati” si legge sul sito stesso della Diocesi “Di chiedere a tutti i giornalisti di voler rispettare la volontà dei famigliari del dott. Giuseppe De Donno nel non effettuare foto, interviste e riprese televisive all’interno di Sant’Andrea prima e durante lo svolgimento del rito funebre che si considera concluso solo all’uscita dalla chiesa“.
Giuseppe De Donno, durante i primi mesi della pandemia, divenne famoso per la sua ricerca di un rimedio contro il Covid-19, arrivando a riscontrare dei risultati positivi utilizzando il plasma prelevato da persone già infette e guarite, e poi trasferendolo nei malati. Sin da subito ne nacquero molte polemiche, e l’opinione pubblica si divise tra chi vedeva il medico come un ciarlatano, e chi invece era favorevole alla cura. Tra parentesi: la comunità scientifica non ha mai dimostrato l’efficacia di questa cura.
Per utilizzare la terapia, i limiti imposti dai protocolli medici vennero superati utilizzando un escamotage semplice ma efficace: il cosiddetto Uso compassionevole della cura. Conosciuto anche come Decreto Turco del 2006, permette di ricorrere per fini terapeutici a terapie e medicinali che non hanno ancora avuto una adeguata sperimentazione clinica, e per essere attivato necessita del consenso informato del paziente.
Da primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma, De Donno si dimise poi per iniziare una nuova attività di medico di base a Porto Mantovano “Per recuperare un po’ di serenità”, come disse in seguito un suo amico e collega.
Fino a quando non venne ritrovato impiccato il 27 luglio scorso. Lì l’opinione pubblica si è divisa subito, tra chi vedeva in quel suicidio la lunga mano delle industrie farmaceutiche, spaventate dalle conseguenze dell’utilizzo del plasma iperimmune contro il Covid-19, e chi invece collega il tutto ad alcuni problemi depressivi che il dottore avrebbe avuto negli ultimi anni.
Le circostanze della morte furono però sufficiente a far disporre il sequestro dei cellulari, del PC e degli appunti del medico, oltre a disporre un’autopsia i cui risultati saranno disponibili tra tre mesi.
Nel caos di ipotesi di complotto e teorie mediche senza fondamento, i parenti di Giuseppe De Donno, che da parte sua era anche un convinto sostenitore di un vaccino contro il Covid-19, con una lettera aperta su Facebook hanno chiesto di evitare qualsiasi strumentalizzazione.

Il post della famiglia De Donno, fonte: Facebook
“Chi lo conosce realmente sa che nulla di ciò che in questi tristi giorni stiamo leggendo su web, social, quotidiani e striscioni appesi per la città lo rappresentano” si legge infatti nel post “In questo drammatico momento il silenzio sarebbe la forma più grande di rispetto e di amore per lui e tutti i suoi cari. Vi ringraziamo per tutto l’amore che viene dimostrato, ma ci sono situazioni private che non possono e non devono essere strumentalizzate”.
