
Scarpinato: presunta intercettazione su un accordo con Natoli
Scarpinato avrebbe concordato con l’ex pm Natoli le risposte da fornire durante un’audizione in Antimafia per deviare le indagini verso la pista nera. È ciò che sarebbe emerso nel corso di alcune intercettazioni e nella ricostruzione del quotidiano La Verità. Il centrodestra chiede le dimissioni di Scarpinato dalla commissione parlamentare antimafia. Ma non è nemmeno certo che la voce intercettata sia quella dell’ex magistrato.
Diventano un caso politico le presunte telefonate fra Gioacchino Natoli, ex giudice attualmente indagato per favoreggiamento alla mafia, e Roberto Scarpinato, senatore Cinque Stelle ed ex Procuratore generale di Palermo.
Secondo la ricostruzione del quotidiano “La Verità”, Scarpinato sarebbe stato intercettato mentre parlava con Natoli per concordare le risposte da fornire durante un’audizione sulla strage di via d’Amelio, organizzandosi per deviare le indagini verso la pista dell’eversione nera. Le intercettazioni ci sono, ma va specificato che non è certo che la voce sia proprio quella di Scarpinato che, tra l’altro, ha più volte difeso questo sistema di indagine.
Il senatore M5s, infatti, in passato ha dichiarato che il limite di 45 giorni nell’uso delle intercettazioni è “Un atto politico destinato a indebolire la capacità dello Stato di garantire un efficace contrasto alla criminalità” e “una scelta che avrà ricadute sulla qualità della nostra convivenza civile”. Per poi concludere “Il governo Meloni e la maggioranza vogliono smantellare selettivamente uno dietro l’altro tutti gli anticorpi, tutti i presidi dello Stato contro il dilagare della criminalità dei potenti”.

Tommaso Foti
Scarpinato, da parte sua, parla di attacchi “radicalmente falsi” e respinge qualsiasi accusa. Ma già arrivano critiche da ambienti del centrodestra.
Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, ha dichiarato: “La Commissione d’inchiesta antimafia opera come noto con i poteri dell’Autorità Giudiziaria. Ora, la notizia che un suo componente, il sen. Roberto Scarpinato, come risulterebbe da alcune intercettazioni di cui si occupa oggi il quotidiano La Verità – si sarebbe accordato con un audito dalla stessa – il dr Gioacchino Natoli, ex presidente della Corte d’Appello di Palermo e attualmente sotto indagine dalla Procura di Caltanissetta – in ordine alle domande proposte e alle risposte da rendere, costituirebbe fatto di gravità inaudita che non può essere nè sottaciuto nè derubricato. Se i fatti sono come rappresentati da La Verità, non si può evocare l’opportunità o meno della permanenza del sen. Scarpinato in Commissione Antimafia – come sollevato in più occasioni nei confronti del suo collega di partito on. Federico Cafiero De Raho – ma di un’impossibilità per Scarpinato di potere continuare a farne parte. Accordarsi con un audito per precostituire un racconto e, quindi, indurre la Commissione ad apprendere non la verità dei fatti ma quella che interessa a un suo componente, al netto dell’eventuale rilevanza penale, attesta una precisa volontà politica di depistare la Commissione Antimafia da parte di un suo membro. A tacere dell’ennesimo schiaffo recato da una siffatta condotta ai figli del giudice Borsellino, ancora alla ricerca della verità sull’uccisione del padre e delle complicità che l’hanno permessa quando non favorita. Delle due l’una: o Scarpinato è in grado di dimostrare subito la sua estraneità alla vicenda o deve senza indugio dimettersi”.
