
Verona, cala il sipario sul Congresso delle Famiglie. In 50mila hanno sfilato per dire no all’aborto
Per Salvini divorzio, aborto e unioni civili non vanno modificati ma Di Maio va all'attacco: "a Verona solo fanatici e sfigati". E' scontro anche sulle adozioni
È calato il sipario sulla tredicesima edizione del Congresso Mondiale delle Famiglie (foto de IlFattoQuotidiano.it) che si è concluso a Verona dopo un weekend di fuoco, scandito da tensioni politiche e manifestazioni in piazza per protestare. Il messaggio conclusivo lo ha lanciato il vice presidente Jacopo Coghe, facendo un chiaro riferimento alla prossima scadenza elettorale, quella delle europee. “Le famiglie non hanno colore politico ma alle prossime elezioni europee prenderemo atto di chi è dalla nostra parte e di chi ci insulta – ha dichiarato nella terza ed ultima giornata. – In questo incontro volevamo parlare alle istituzioni. Abbiamo mandato inviti a tutti, il vicepremier Di Maio non ci ha risposto, altri lo hanno fatto. E il silenzio vuol dire tanto”. In particolare Coghe si è detto molto contento della presenza di Matteo Salvini e del senatore Simone Fontana che sabato pomeriggio sono saliti sul palco e a gran voce hanno difeso la famiglia tradizionale. “Salvini e Fontana sono venuti in veste istituzionale – ha spiegato Coghe. – Siamo rimasti molto soddisfatti delle loro risposte ma ovviamente non ci fermiamo, da qui parte una nuova politica per la famiglia non più in difesa ma in attacco. Bisogna pensare alle nuove generazioni”. Un altro degli organizzatori, Toni Brandi, ha invece puntato il dito proprio contro Di Maio, che ha più volte definito il congresso come antico, bigotto e del Medioevo. “Di Maio studi la storia del Medioevo! È stato invitato a questo Congresso e fa molto male sentire che abbia scelto di insultarci, invece di venire qui ad esporre le sue idee – ha detto. – Le prime sante sono state donne. Si è mai domandato perché? E’ il cristianesimo che ha rivalutato la donna. La storia nel Medioevo l’hanno fatta le donne, filosofe, pensatrici, badesse. Per pietà, informatevi”.
A tenere banco in queste tre giornate è stato lo scontro a distanza tra Salvini, Di Maio e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Mentre infatti il massimo esponente della Lega faceva il suo show a Verona, il capo del Movimento 5 stelle partecipava quasi contemporaneamente alla manifestazione romana organizzata dal sottosegretario alle pari opportunità Vincenzo Spadafora e dall’Agenzia nazionale per i giovani, Oggi protagonisti, insieme a 600 ragazzi provenienti da tutta Italia. “Noi teniamo tanto alla famiglia e siamo molto preoccupati per il fatto che il nostro sia l’ultimo Paese a fare figli in Europa – aveva scandito Di Maio – ma mentre a Verona si sta affrontando questo tema con l’odio verso il prossimo, con le discriminazioni e dicendo che la donna se ne deve stare chiusa in casa ad allevare i figli, noi qui guardiamo al futuro”. E quando il vice premier pentastellato ha definito fanatici e sfigati coloro che partecipavano al congresso veronese, Salvini è partito all’attacco ed ha risposto: “a qualche collega distratto di governo che pensa che qui dentro si guardi indietro dico che qui si prepara il futuro e se questo significa essere sfigato allora sono orgoglioso di esserlo”. Salvini ha parlato così sapendo anche che dalla sua parte c’era papa Francesco che sul congresso ha detto: “corretto nella sostanza ma sbagliato nel metodo”.
Di Maio non è stato l’unico bersaglio del leader leghista. Sul tema delle adozioni Salvini se l’è presa prima con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora: “Spadafora si occupi di rendere più veloci le adozioni, ci sono più di 30mila famiglie che attendono di adottare un bambino”, aveva detto il leader della Lega. Poi nei confronti dello stesso presidente del Consiglio: “Sul tema adozioni mi aspettavo di più da lui”, scatenandone una dura reazione. “La delega in materia di adozioni di minori italiani e stranieri è attualmente ed è sempre stata in capo al ministro della Lega Fontana – si legge in una nota di Palazzo Chigi. – Il Presidente del Consiglio ha solo mantenuto le funzioni di Presidente della Commissione per le adozioni internazionali. Spetta quindi a Fontana adoperarsi per rendere le adozioni più veloci e dare risposta alle 30.000 famiglie che aspettano. Rimane confermato che bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare nei ministeri tutti i giorni e studiare le cose prima di parlare altrimenti si fa solo confusione”. Da Verona, in ogni modo, Salvini ha ribadito che i diritti acquisiti non si toccano, facendo un chiaro riferimento alla legge 194 che legalizza l’aborto, alle norme sul divorzio e sulle unioni civili. Detto questo, il segretario leghista ha ribadito che “un bambino ha bisogno di una mamma e un papà”, ha sostenuto di essere fortemente contrario alle adozioni da parte di coppie omosessuali e alla “barbarie” dell’utero in affitto, che “usa la donna come bancomat”.
Quindi il sostegno ai promotori del convegno non è stato totale. Per Massimo Gandolfini, leader del Family Day l’aborto è infatti un vero e proprio omicidio. “In Italia, dal 1978 a oggi, sono stati uccisi sei milioni di bambini e ne sono stati salvati 200mila – ha spiegato durante il congresso. – Li ha salvati ad esempio il Movimento per la vita. Ecco lo Stato ha tradito se stesso”. Per Gandolfini non solo le nuove vite sono sacre ma anche il matrimonio, motivo per il quale non ha più rapporti con la figlia Maria, separata che oggi ha un nuovo compagno. “Mio padre è un uomo frustrato che cerca a tutti i costi di mandare avanti un orgoglio maschilista – ha confessato. – Ma ha perso in partenza. È inutile la sua battaglia. Io sono stata cresciuta con i valori della famiglia tradizionale, ma quel modello mi rendeva infelice”. Proprio lei sabato ha sfilato insieme ad altre 100mila donne che hanno protestato contro il congresso sulle note di Viva la libertà di Giovanotti guidate da Laura Boldrini, Livia Turco e Monica Cirinnà. Ieri invece, a chiusura del congresso, è andato in scena l’orgoglio della famiglia tradizionale: in 50mila hanno marciato lungo le strade di Verona per dire basta all’aborto e per chiedere che la 194 venga abolita. Se Maria non c’era, al fianco del leader del Family Day c’erano gli altri suoi figli, rigorosamente con bambini e mogli al seguito.
