La Musica che aiuta a vivere: il supporto musicale per i bambini con difficoltà di apprendimento o autismo
Negli ultimi anni l’interesse del settore formativo e di quello sanitario nei confronti dei bambini con DSA (Disturbi specifici di apprendimento) è cresciuto notevolmente, in modo proporzionale ai tanti casi nelle nostre scuole.
Ancora oggi la confusione relativa alla natura di queste patologie – fra le quali le più comuni sono la dislessia, la discalculia e la disgrafia – è presente persino fra i medici, incerti sul decretare un’eziopatogenesi del tutto organica per un’eterogeneità di casi così sterminata.
Senz’altro è necessario sottolineare che i trattamenti di tali disturbi non possono prescindere da una conoscenza approfondita di questi ultimi: gli insegnanti di sostegno, ad esempio, dovrebbero essere sempre delle figure qualificate, capaci di lavorare in modo adeguato avvalendosi anche del supporto di eventuali terapisti.
Questi ultimi, specie di recente, provengono spesso da ambiti di studio del tutto lontani da quello medico, ma importanti per quanto riguarda l’emotività dei bambini coinvolti.
Particolarmente attenta a un tale aspetto è la pratica della musicoterapia, dedita alla sollecitazione della creatività umana e dell’empatia soprattutto attraverso il dialogo con gli altri, nonché ormai inserita a tutti gli effetti nei programmi universitari delle facoltà di psicologia e pischiatria e infine degli stessi Conservatori.
L’utilizzo della musica nella cura delle patologie psichiche o neurologiche di vario genere – dai molteplici disturbi mentali sino all’autismo – deriva da una serie di considerazioni conclamate sui benefici della pratica musicale. Conoscerla oggi significa descrivere le principali forme di espressione e comunicazione che essa può offrire, essendo sin dalle origini del mondo uno straordinario ed esclusivo linguaggio universale.
La sua comprensione risulta spesso essere più accessibile ad esempio per i soggetti dislessici, i quali manifestano una difficoltà nella lettura ad alta voce dei testi: è curioso che, per una buona parte di loro, il pentagramma sia molto più semplice e piacevole da affrontare.
Un caso diverso invece, perché particolarmente difficile, è quello dei bambini affetti dal Disturbo Specifico del Linguaggio, una patologia di cui si sa ancora poco: i soggetti interessati, fra i numerosi sintomi, presentano un deficit di elaborazione sintattica che si estende talvolta anche al discorso musicale, avendo difficoltà con i ritmi e con l’articolazione dei suoni.
Una fra le diverse strategie d’intervento consiste nel lavorare sugli elementi prosodici del linguaggio, come rendere le parole più lunghe o più lente e l’aggiungere una melodia e un ritmo di accompagnamento. Tale tecnica può aumentare la sensibilità dei bambini attraverso la stimolazione dell’udito e la consapevolezza di quest’ultimo, migliorando le capacità cognitive.
Un discorso più delicato e difficile riguarda inoltre l’uso della musicoterapia nei casi di autismo, patologia drammatica perché contraddistinta da tre aspetti riscontrabili contemporaneamente nei bambini sin dai primi anni di vita: uno sviluppo anomalo sia nella sfera delle interazioni sociali sia in quella della comunicazione, e una decisiva ristrettezza nel repertorio delle attività e degli interessi (da cui la ripetitività delle azioni).
Nell’immaginario comune il malato di autismo è chiuso in sé stesso e incapace di realizzare delle relazioni seppur minime con chiunque: al fine di conoscere meglio tale condizione la musica aiuta alla lettura di tutte le informazioni fornite dai soggetti in cura, acquisibili grazie alle competenze sonoro-musicali presenti in ognuno di noi.
Per realizzare ciò bisogna costruire una relazione terapeutica fondata sull’incremento dell’empatia e dell’affettività, due aspetti che scaturiscono naturalmente dal dialogo umano.
L’arte musicale diviene così un potente strumento di affermazione per chi è affetto da autismo e magari è incapace di comunicare in altro modo, dimostrando invece di essere presente tramite uno sguardo e un movimento o arrivando addirittura a esprimersi grazie all’improvvisazione musicale (sul pianoforte o un altro strumento, di solito a percussione).
Purtroppo non si tratta di strategie terapeutiche risolutive, ma di poter scavare una breccia nel muro impenetrabile che contraddistingue l’incomunicabilità autistica (un privilegio non da poco).
È quindi giusto conferire alla musica un ruolo terapeutico di primo piano al riguardo: provare per credere.

Sopra: una seduta di musicoterapia per bambini autistici.
Tag: musica, DSA, autismo, musicoterapia, psicologia, psichiatria, pratica musicale, empatia, improvvisazione musicale.
Giulia Dettori Monna
