Lavitola resta in carcere. Confermata aggravante metodo mafioso

Lavitola resta in carcere. Confermata aggravante metodo mafioso

Per i giudici del riesame di Roma Valter Lavitola, accusato di essere il mandante del fallito attentato nei confronti di Sigfrido Ranucci, rimane in carcere, Confermata anche l’aggravante del metodo mafioso.

Valter Lavitola, reo confesso di essere il mandate dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci, resta in carcere. A deciderlo i giudici del Riesame di Roma, che hanno così respinto l’istanza dei difensori. Tra l’altro, per Lavitola rimane l’aggravante del metodo mafioso, e il suo avvocato, Sergio Cola, annuncia un ricorso in Cassazione.

Come sottolinea lo stesso Cola: “Il tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza cautelare. Chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”.

Ripassiamo i fatti: la sera del 16 ottobre dello scorso anno a Campo Ascolano (Pomezia) un ordigno posizionato vicino all’auto di Ranucci esplode, davanti alla sua abitazione. L’auto rimane distrutta, ma senza causare vittime o feriti. Considerato il ruolo di Ranucci, che si è sempre occupato di inchieste delicate, l’evento fece partire le indagini per individuare responsabili e movente.

Il 10 agosto 2026 i Carabinieri hanno effettuato un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Valter Lavitola, arrestandolo sotto la sua abitazione. L’accusa è quella di essere il mandante dell’attentato. Insieme a Lavitola venne indagato il collaboratore Clesio Gomes Tavares, esecutore materiale fuggito in Camerun.

Sigfrido Ranucci

Durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Rebibbia, dove è stato trasferito, a metà agosto 2026 Lavitola ammise di aver pianificato l’attentato all’insaputa di Ranucci, a suo dire per proteggerlo da minacce reali e per fare in modo che al giornalista venisse migliorata la scorta.

Davanti ai giudici del Riesame, Lavitola, secondo quanto riferito dai suoi avvocati, gli avvocati Sergio e Arturo Cola, aveva sottolineato: “Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata“.

Nel frattempo, nei dispositivi sequestrati a Lavitola gli investigatori hanno riscontrato ci sono dei buchi, cancellazioni di alcune comunicazioni tra l’imprenditore e l’ex conduttore di Report. Cancellazioni relative ai periodi prima e dopo il fallito attentato, che per gli inquirenti risultano sospette.

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