Delitto dell’Olgiata: scarcerazione per il killer della contessa Alberica Filo Della Torre
A trent’anni di distanza dall’omicidio di Alberica Filo Della Torre il suo assassino, Manuel Winston Reyes, uscirà dal carcere lunedì prossimo grazie a una serie di sconti di pena.

La contessa, sposata con l’imprenditore edile Pietro Mattei, viene trovata morta con un lenzuolo intorno alla testa, chiusa a chiave nella sua stanza da letto, il 10 luglio del 1991 nella sua villa all’Olgiata, zona residenziale a nord di Roma. Dalla camera da letto della contessa mancano alcuni gioielli, ma nessun testimone sembra aver visto o sentito nulla.
Al momento dell’omicidio la dimora ospita vari domestici della coppia e alcuni operai, incaricati della preparazione della festa di anniversario di matrimonio. I sospetti scartano subito il marito, in quel momento fuori per lavoro, e si concentrano sul figlio di un’insegnante che lavora nella villa e sull’ex maggiordomo Manuel Winston Reyes, licenziato poco tempo prima per via dei suoi problemi con l’alcool. Vengono subito prelevati campioni di DNA dai due individui, ma le successive analisi, a quel tempo non ancora affidabili come oggi, li scagionano nel giro di poche ore.

Da lì parte una storia, durata venti anni, di indagini mal condotte, ipotesi di complotto, archiviazioni e riprese del caso. Si sospetta un giro di fondi neri collegati alla contessa, ma si scopre che sono tutti in regola. Si pensa poi a un coinvolgimento del SISDE, a tangenti e conti esteri. Gli investigatori si concentrano su indizi che non hanno nulla a che fare con il delitto, un atteggiamento che in seguito il figlio della contessa condannerà sempre.
Al termine di numerose ipotesi e indagini che non portano a nulla il caso viene archiviato nel giugno del 2005. Ma c’è qualcuno che non si arrende, un uomo che da sempre è convinto che le indagini siano state fatte male: il marito della contessa.
Pietro Mattei riesce nel gennaio del 2007 a far riaprire le indagini. Le prove non mancano, soprattutto quelle macchie di sangue presenti sulla scena, alcune delle quali sul lenzuolo che avvolgeva la testa della contessa. Ma negli ultimi anni le tecniche di esame genetico sono molto migliorate rispetto al 1991, e infatti anni dopo, nel 2011, si scopre che quelle tracce di sangue sono compatibili con uno dei primi sospettati dell’epoca: Manuel Winston Reyes.

A dire la verità una prova decisiva c’era stata sin dall’inizio, ma venne ignorata dagli investigatori. Se ne accorge il Pm Francesca Loy riesaminando gli atti delle indagini. Poco dopo il delitto la Procura dispose infatti l’intercettazione delle telefonate di Reyes, ma trascurò l’ascolto della registrazione più importante, quella in cui l’ex maggiordomo prendeva accordi con un ricettatore per vendergli i gioielli appartenuti alla contessa, quelli che mancavano dalla scena dell’omicidio.
Comunque, il 29 marzo del 2011 arriva la prova del DNA e Reyes viene arrestato subito, per evitare che si dia alla fuga. Confessa pochi giorni dopo, commentando anche “Mi tolgo un peso che mi portavo dietro da vent’anni”.
Condannato a 16 anni di carcere il 14 novembre dello stesso anno, sentenza confermata l’anno successivo, beneficia poi di una serie di sconti di pena, dovuti anche alla sua buona condotta, che portano infine la condanna a 10 anni. Uscirà quindi dal carcere lunedì prossimo.
Alla notizia della scarcerazione, il figlio della contessa, Manfredi Mattei, ha dichiarato: “Roma è una città grande ma può essere anche molto piccola. Se mi dovesse capitare di incontrare Manuel Winston Reyes, l’assassino di mia madre, gli farei i complimenti per avere preso per i fondelli tutti. Per essere riuscito a vivere da uomo libero per oltre 20 anni, per essersi fatto una famiglia e avere dato il nome di mia madre a sua figlia”.
“La scarcerazione è una cosa indegna” continua Mattei “È assurdo che una persona che si è macchiata di un reato così grave possa tornare libero dopo soli 10 anni e poi ci sono persone che per fattispecie meno drammatiche restano dietro le sbarre per molto più tempo. Va ripensato questo sistema. In questa vicenda, inoltre, si è arrivati ad una verità anche grazie a quanto fatto negli anni da mio padre che non si è mai arreso. Capisco il garantismo, le tutele ma ricordo a tutti che Reyes è un assassino che non si è mai pentito per ciò che ha fatto ed è stato individuato come l’unico responsabile dopo vent’anni dall’omicidio grazie a mio padre. È stato incastrato solo dopo le indagini private di mio padre, non ci fosse stato lui non sarebbe mai stato scoperto. Devo dire che provo una profonda amarezza per un sistema che non è stato in grado di individuare il colpevole e poi dare la giusta pena”.

Parlano anche i legali delle rispettive parti. Giuseppe Marazzita, avvocato della famiglia Mattei: “Questa liberazione è qualcosa di assolutamente previsto e prevedibile, nel senso che in base al nostro ordinamento da un certo punto di tempo in poi, si inizia ad avere una serie di benefici e poi è previsto nel percorso di rieducazione del condannato che rientri in libertà prima della scadenza del termine. Il punto è che è stato condannato a una pena mite, e su quello ha inciso il ritardo della giustizia italiana. Se quest’uomo non fosse stato condannato 20 anni dopo i fatti, da un lato non si sarebbe prescritto uno dei reati, la rapina aggravata ragione dell’omicidio, dall’altro certamente la pena sarebbe stata più severa, perché si giudicava una persona che aveva appena commesso un omicidio, non una persona che lo aveva commesso in gioventù e nel frattempo aveva avuto un percorso di vita diverso”.
Da parte sua Nicodemo Gentile, legale dell’ex maggiordomo, spiega come “Manuel Winston Reyes dovrebbe uscire lunedì dal carcere ed è una cosa ampiamente prevista e risaputa. Dipende dal calcolo della pena, perché lui è stato condannato a 16 anni ma, beneficiando dell’indulto ha scontato 3 anni in meno. Inoltre esce dopo 10 anni e non dopo 13 per la liberazione anticipata. Calcoli alla mano è corretto. Ho letto sulle pagine de Il Messaggero e capisco umanamente la sofferenza del figlio della vittima, ma ci siamo rimessi al giudizio della Corte. È stato condannato a 16 anni ed è giusto che esca”.
