
Musica: gli 80 anni di Maurizio Pollini, pianista leggendario
Straordinario interprete di Beethoven ma anche dei grandi compositori contemporanei
“Questo giovane suona tecnicamente già meglio di tutti noi”. Sono le parole pronunciate da una leggenda del pianoforte, Arthur Rubinstein, dopo avere ascoltato Maurizio Pollini in occasione del Concorso Chopin di Varsavia del 1960, non a caso vinto proprio dal giovane pianista milanese che di lì a poco sarebbe diventato a sua volta anch’egli una leggenda. Dotato di un talento musicale straordinario fin da bambino, Pollini, che mercoledì, compirà 80 anni, è figlio dell’architetto razionalista Gino Pollini e della musicista Renata Melotti e nasce a Milano il 5 gennaio 1942.
I genitori assecondano le impressionanti doti del figlio e gli fanno studiare pianoforte prima con Carlo Lonati e dopo, fra i 13 e i 18 anni, con Carlo Vidusso. Diplomatosi al Conservatorio di Milano e dopo gli studi di perfezionamento con un’altra leggenda del pianoforte, Arturo Benedetti Michelangeli, Pollini dalla metà degli anni sessanta ha iniziato un’importante carriera concertistica che lo colloca definitivamente nell’Olimpo dei giganti del pianoforte, con una cifra interpretativa molto spesso divisiva.
Il suo talento pianistico resta indiscusso. Un grande violinista come Salvatore Accardo, scrive che “il fraseggio virtuosistico di Pollini non è fine a se stesso, ma ha l’obiettivo di fare apprezzare non la bravura dell’esecutore, ma la bellezza della partitura”. E Pollini, grazie alla sua tecnica straordinaria e alla totale padronanza dello strumento, è considerato interprete di riferimento di Beethoven, Chopin, Schubert, Schumann e della seconda scuola di Vienna (Schönberg, Berg e Webern).
Nell’arco della sua sessantennale carriera Pollini affronta anche compositori del periodo barocco, come Johann Sebastian Bach e Domenico Scarlatti, del periodo classico come Mozart, ma anche di epoca tardo-romantica come Brahms, il cui secondo concerto costituisce una delle sue più famose interpretazioni, e Liszt. Eseguito pure opere di autori contemporanei come Pierre Boulez, Luigi Nono, Luciano Berio e Karlheinz Stockhausen, e numerose composizioni del nostro tempo sono state scritte espressamente per lui da Luigi Nono, Giacomo Manzoni e Salvatore Sciarrino.
Pollini indossa anche i panni di direttore d’orchestra per la seconda sinfonia di Beethoven alla Scala nel 1975 e a Pesaro nel 1981, dove alza la bacchetta sulla prima esecuzione moderna de ‘La donna del Lago’ di Rossini, che sarà registrata in dischi. Ma la sua carriera, che lo porta in giro in tutto il mondo e gli fa registrare centinaia di dischi con la Deutsche Grammophon è quella di pianista. Che gli vale un Grammy Award per la ‘Miglior interpretazione strumentale solista (senza orchestra)’, per la sua registrazione dei ‘Notturni’ di Chopin nel 2007, nonché due riconoscimenti: Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana il 20 marzo 2000, e Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte, il 17 marzo 2004.
