
Kiev sotto le bombe spera nelle trattative
Gli abitanti della capitale, dove ormai tutto scarseggia, dal cibo ai medicinali all'ossigeno negli ospedali, attendono l'esito dei negoziati tra la delegazione ucraina e quella russa, che tra mille stop and go alla fine hanno deciso d'incontrarsi al confine con la Bielorussia, dove passa il fiume Pripyat. È il tentativo estremo di far tacere le armi. Il presidente Volodymyr Zelensky sulle prime aveva escluso categoricamente di voler prendere in considerazione il territorio bielorusso come luogo d'incontro perché il dittatore Alexander Lukashenko è ormai di fatto parte in causa, avendo concesso il suo territorio ai russi come trampolino di lancio dell'operazione. Mentre si attende, a Kiev si aguzzano le orecchie. Il timore è che, a negoziati falliti, i russi scatenino l'inferno.
L’ennesima notte di guerra cala su Kiev. Le sirene di avvertimento ragliano a ripetizione, mentre si odono a intermittenza le esplosioni. Gli abitanti della capitale – dove ormai tutto scarseggia, dal cibo ai medicinali all’ossigeno negli ospedali – ad ogni modo attendono l’esito dei negoziati tra la delegazione ucraina e quella russa, che tra mille stop and go alla fine hanno deciso d’incontrarsi al confine con la Bielorussia, dove passa il fiume Pripyat.
È il tentativo estremo di far tacere le armi. Il presidente Volodymyr Zelensky sulle prime aveva escluso categoricamente di voler prendere in considerazione il territorio bielorusso come luogo d’incontro perché il dittatore Alexander Lukashenko è ormai di fatto parte in causa, avendo concesso il suo territorio ai russi come trampolino di lancio dell’operazione.
Sul tavolo Kiev aveva messo Varsavia, Ankara o Baku. Le prime due sono capitali di Paesi Nato, quindi difficilmente potabili per Mosca, ma l’Azerbaigian avrebbe potuto essere un’opzione valida. Le delegazioni hanno ripiegato sul confine e non a Gomel, come proposto dai russi. Pripyat è a un passo da Chernobyl, quindi luogo altamente simbolico per tutte e tre le nazioni.
A guidare i russi è Vladimir Medinsky, ex ministro della Cultura. Per l’Ucraina, ci sarà invece il ministro della Difesa Oleksii Reznikov.
Mentre si attende, a Kiev si aguzzano le orecchie. Il timore è che, a negoziati falliti, i russi scatenino l’inferno.
