Ucraina: Kyiv accusa la Russia di usare armi chimiche al fosforo
Il Governo di Kyiv e alcuni sindaci di cittadine del territorio ucraino stanno denunciando l’utilizzo di armi chimiche al fosforo da parte della Russia. Un’accusa portata anche dal presidente Volodymyr Zelens’kyj durante il suo collegamento video al G7.

Dopo le prove emerse sull’utilizzo di bombe a grappolo da parte della Russia nella guerra in Ucraina in seguito alla denuncia dell’Onu la scorsa settimana, arriva ora una nuova accusa nei confronti di Mosca, questa volta da parte di Kyiv: l’uso di bombe al fosforo bianco in alcune cittadine del paese.
Alcuni sindaci ucraini hanno denunciato infatti l’uso di bombe al fosforo bianco nelle zone di Luhansk, Irpin, Hostomel e Kramatorsk. Al momento in cui scriviamo le uniche prove sono dei video circolanti in Rete, ma se l’accusa venisse confermata, come è già accaduto per le bombe a grappolo, sarebbe una violazione della Convenzione delle Nazioni Unite sulle armi convenzionali, quelle incendiarie, ratificata tra l’altro anche dalla Russia.
Il primo a parlarne è stato il sindaco di Irpin, Oleksandr Markushin: “La Russia ha usato bombe al fosforo bianco a Hostomel e Irpin. Le forze russe hanno preso di mira le città satellite di Kiev con bombe al fosforo la notte del 22 marzo. L’uso di tali armi contro i civili è vietato dalle Convenzioni”.
Denuncia ripresa anche da Serhiy Gaidai, responsabile della regione di Lugansk, secondo il quale la scorsa notte le truppe del Cremlino hanno usato bombe al fosforo per moltiplicare la loro forza offensiva, provocando quattro morti accertati. Ma “Il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto”, ha poi dichiarato Gaidai dal suo profilo Facebook.

Bombe al fosforo
Lo stesso presidente ucraino Zelens’kyj ha poi ripreso queste denunce e testimonianze presentandole in video conferenza ai vertici del G7 di ieri: “Questa mattina abbiamo trovato bombe russe al fosforo. Adulti e bambini sono stati uccisi. Per salvare le nostre città, abbiamo bisogno di assistenza militare senza restrizioni”, ha poi dichiarato.
Il fosforo viene utilizzato in genere nelle munizioni traccianti e in teoria il suo utilizzo è destinato solo a illuminare le zone di combattimento o nascondere i movimenti delle truppe provocando una cortina fumogena.
Ma l’altro utilizzo, espressamente vietato dalla Convenzione, sfrutta la capacità corrosiva dell’anidrite fosforica come arma offensiva, in grado di bruciare al contatto con l’aria e provocare gravissimi danni e ustioni a organismi viventi.
Nonostante i divieti, è stato utilizzato più volte per scopi offensivi nella storia recente: dalla stessa Russia in Cecenia, dall’esercito americano in Iraq e a Fallujah, dall’esercito israeliano nella guerra del Libano, come anche nell’operazione Piombo fuso a Gaza. Alcune organizzazioni umanitarie ne hanno denunciato l’utilizzo anche in Siria.
Vediamo cosa dice la Convenzione, riguardo alle armi incendiarie: “È vietato in ogni circostanza fare la popolazione civile, singoli civili o oggetti civili oggetto di attacchi commessi da armi incendiarie. È proibito in ogni circostanza colpire con armi incendiarie qualsiasi obiettivo militare che si trovi vicino a una concentrazione di civili. È vietato inoltre attaccare con armi incendiarie non lanciate da un aeromobile un obiettivo militare sito all’interno di una concentrazione di civili, salvo nel caso in cui il detto obiettivo sia nettamente separato dalla concentrazione di civili e quando siano state prese tutte le precauzioni possibili per limitare all’obiettivo gli effetti incendiari, nonché per evitare e, in ogni caso, ridurre al minimo, le perdite accidentali di vite umane fra la popolazione civile, le ferite che potrebbero essere causate ai civili e i danni provocati ai beni di carattere civile. È vietato sottoporre le foreste ed altre coperture vegetali ad attacchi mediante armi incendiarie, salvo che tali elementi naturali siano utilizzati per coprire, dissimulare o mascherare dei combattenti o altri obiettivi militari oppure costituiscano essi stessi degli obiettivi militari”.
