
Migranti e Tunisia: Giorgia Meloni in settimana a colloquio con Kaïs Saïed
Dopo l’invito di venerdì scorso al telefono da parte del presidente Kaïs Saïed, Giorgia Meloni si recherà in settimana in Tunisia per discutere dei finanziamenti del Fondo monetario internazionale, nel tentativo di scongiurare una crisi economica che potrebbe aumentare i flussi di migranti in Italia.
Inizia una settimana densa di impegni per la Premier italiana. Oggi a Montecitorio per il voto di fiducia sul decreto della Pubblica amministrazione, che include le regole per limitare il controllo della Corte dei conti sul Pnrr, e giovedì un incontro con il Cancelliere tedesco Olaf Scholz. Ma il nodo più importante sarà nei prossimi giorni, quando Giorgia Meloni si recherà in Tunisia per discutere dei finanziamenti del Fondo monetario internazionale, nel tentativo di evitare il collasso economico del paese.
La proposta dei finanziamenti era già stata avanzata nel corso del recente G7 di Hiroshima con la direttrice del Fondo monetario internazionale, Kristalina Georgieva, e con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che, da parte sua, ha confermato a Kaïs Saïed che l’Italia è il Paese più disposto a fornire sostegno alla Tunisia, dal momento che funge da tramite per i finanziamenti europei.

Ursula von der Leyen
Il tema centrale sono i 2 miliardi di euro del prestito del Fondo monetario internazionale al Governo tunisino. Una trattativa ancora da definire, sia dal punto di vista politico che economico.
Questi argomenti, oltre alle questioni del settore energetico e degli investimenti, erano già stati il tema della conversazione telefonica avvenuta venerdì scorso tra Giorgia Meloni e il suo omologo tunisino, occasione di cui Kaïs Saïed ha approfittato per invitare la Premier italiana in Tunisia per discuterne di persona. I dettagli di tale visita non sono ancora noti, ma la Premier è pronta a partire per la Tunisia in questi giorni.

Kaïs Saïed
Ma il colloquio potrebbe incontrare due ostacoli: le relazioni incrinate tra Tunisia e Fmi, soprattutto dopo il recente rifiuto di Saïed a Emmanuel Macron per i finanziamenti, e l’intenzione del presidente tunisino di salvare il suo paese in altri modi.
Kaïs Saïed, infatti, ha dichiarato di non voler indebitare il suo paese per ulteriori due miliardi (Motivo del suo rifiuto a Macron), al quale era stato dato il primo via libera dell’Europa già a ottobre scorso, e di voler risanare le casse del suo Paese tramite tasse più alte: ai ceti alti, sul patrimonio e a coloro che beneficiano di compensazioni fiscali. Oltre a risolvere la diffusa evasione fiscale nel settore privato.
“Invece di togliere i sussidi in nome della razionalizzazione, sarebbe possibile introdurre tasse aggiuntive per chi ne usufruisce senza averne bisogno” ha dichiarato Saïed, convinto che un tale meccanismo permetterebbe alla Tunisia di non sottostare a quelli che lui definisce “Diktat stranieri”.
I “Diktat” di cui parla il presidente tunisino si riferiscono alle recenti proposte del Fmi, che subordinavano la concessione dei prestiti all’impegno di realizzare alcune riforme in Tunisia.

Giorgia Meloni
Oltre che con l’introduzione di nuove tasse, per Saïed la questione migratoria, il cui aumento sarà inevitabile in caso di default economico della Tunisia, può risolversi tramite accordi con i paesi africani coinvolti, e un altro suo obiettivo è organizzare una conferenza tra gli stati interessati dalla questione migratoria, in particolare quelli del Nord Africa, del Sahel e del Sahara.
La Tunisia è indebitata per circa l’80% del suo PIL, e la crisi economica si riflette nella grave carenza di generi alimentari primari, che a sua volta sta generando tensioni politiche da quando il presidente Saïed ha preso il pieno potere nel luglio 2021, rimpiazzando la democrazia nata dalla prima rivolta della primavera araba nel 2011.
