
D’Alema e Profumo indagati per la vendita di armi alla Colombia
La Digos ha perquisito le abitazioni e gli uffici di Massimo D’Alema e Alessandro Profumo, I due, insieme ad altre sei persone, sono indagati per una vendita di aerei e armi alla Colombia. L’accusa è di corruzione internazionale aggravata.
Gli uffici e le abitazioni dell’ex presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, e dell’ex manager di Leonardo, Alessandro Profumo, sono stati perquisiti dalla Digos su ordine della Procura di Napoli. Risultano indagati insieme ad altre sei persone per un affare da 4 miliardi di euro incentrato sulla vendita, poi non conclusa, di armi e aerei alla Colombia. L’accusa è di corruzione internazionale aggravata (La forma aggravata viene contestata quando il reato sarebbe stato commesso con l’appoggio di gruppi criminali operativi in altri stati).
La Procura contesta agli indagati di aver agito per vendere al Governo colombiano dei sommergibili realizzati da Fincantieri e aerei M346 prodotti da Leonardo. In particolare D’Alema avrebbe svolto un ruolo da mediatore informale tra la Colombia e i vertici delle due aziende, entrambe partecipate del Ministero dell’economia. Una storia, questa, iniziata a gennaio dello scorso anno, e due mesi dopo D’Alema la definì un insieme di “Fandonie”.

Più in dettaglio, secondo la Procura di Napoli l’ex presidente del Consiglio si sarebbe attivato per tenere in contatto Francesco Amato ed Emanuele Caruso, due broker pugliesi (Ora indagati) con le aziende italiane incaricate di fornire le armi e i mezzi. I compensi dovevano poi transitare per lo studio legale Allen Law, in Italia rappresentato da Gherardo Guardo e Umberto Bonavita (Indagati), per poi essere girati in percentuale ai vari nomi coinvolti nella trattativa.
Amato e Caruso, in particolare, sarebbero stati coinvolti nell’affare grazie ai loro contatto con “Massimo D’Alema il quale per il curriculum di incarichi anche di rilievo internazionale rivestiti nel tempo si poneva quale mediatore informale nei rapporti con i vertici delle società italiane ossia Alessandro Profumo quale amministratore delegato di Leonardo e Giuseppe Giordo (Indagato, venne anche rimosso dal suo incarico direttamente dai vertici di Fincantieri, ndr) quale direttore generale della divisione navi militari di Fincantieri”.

Aereo M346
D’Alema, tra l’altro, avrebbe parlato di questo affare anche al telefono con Edgar Fierro Flores, un paramilitare sudamericano, già condannato per vari omicidi e infine graziato. L’affare, mai effettivamente concluso, avrebbe poi permesso ai mediatori di incassare una percentuale del 2%, circa 80 milioni di euro, da dividere a metà con i contatti colombiani, anch’essi ora indagati: lo stesso Fierro Flores, German Monroy Ramirez e Francisco Joya Prieto, delegati della commissione del Senato della Colombia, Marta Lucia Ramirez, ministra degli Esteri e vicepresidente della Colombia, e altri funzionari che devono ancora essere identificati.

Gustavo Petro
Nel decreto di perquisizione si legge che i nomi coinvolti sono indagati con “L’aggravante di aver commesso il reato attraverso il contributo di un gruppo criminale organizzato operante in più di uno stato quali Italia, Usa, Colombia ed altri stati in via di accertamento”. L’indagine si è estesa anche al territorio della Colombia. Alla notizia delle indagini della Procura di Napoli dall’Italia il presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto alla Procura del suo Paese di avviare a sua volta un’inchiesta: “Ottanta milioni di dollari in tangenti sarebbero stati distribuiti per l’acquisto di equipaggiamento militare navale da un’azienda italiana e da alti funzionari del precedente governo (colombiano, ndr). L’inchiesta italiana avanza, chiedo alla procura di iniziarla anche in Colombia“, ha dichiarato infatti Petro dal suo profilo Twitter.

“Il presidente D’Alema ha fornito la massima collaborazione all’autorità giudiziaria e sarà dimostrata la sua estraneità alle contestazioni” conferma il legale dell’ex Primo ministro, l’avvocato Gianluca Luongo. Stessa disponibilità anche da parte dell’ex direttore generale della divisione navi militari di Fincantieri: “Il mio assistito Giuseppe Giordo è assolutamente tranquillo, siamo in presenza di una costruzione giuridica assolutamente ardita” ha dichiarato l’avvocato Cesare Placanica.
