
Trump alla Corte suprema: “Se mi escludete dalle primarie sarà il caos”
L’ex Presidente USA si è rivolto alla corte suprema del suo paese: se non annullerà la decisione del Colorado di escluderlo dalle primarie ci “Sarà il caos”. La nota trasmessa dai suoi avvocati. La Corte ascolterà le parti l’8 febbraio.
New York – Con una nota dei suoi avvocati, Donald Trump ha avvertito la Corte suprema degli USA: se non sarà riammesso alle primarie presidenziali in Colorado e non gli verrà riconosciuta l’immunità, secondo lui, ci sarà “Il caos e la bolgia in tutta la nazione“.
Giustificandosi con “Escludermi dal voto 2024 priverebbe dei diritti civili decine di milioni di americani“, Trump ha quindi chiesto di respingere la decisione della Corte statale, che lo ha dichiarato ineleggibile a causa del ruolo che l’ex presidente avrebbe avuto nell’insurrezione del 6 gennaio 2021.
Nella nota trasmessa dagli avvocati di Trump alla Suprema magistratura costituzionale è scritta anche la linea difensiva che l’ex presidente intende seguire l’8 febbraio prossimo, quando il caso verrà esaminato pubblicamente dai nove giudici della Corte (Tre dei quali nominati direttamente da lui).

Corte suprema USA
La difesa sostiene che Trump non avrebbe mai promosso una rivolta e, in ogni caso, il 14esimo Emendamento non può essere comunque applicato ai presidenti. Nella nota, presentata da uno dei legali di Trump, Jonathan Mitchell, si chiede ai giudici di cancellare non solo il veto del Colorado, ma anche tutte le altre squalifiche giudiziarie che, secondo il contenuto del documento, minano il “Diritto di decine di milioni di americani di scegliersi il presidente che vogliono”.
Lo stesso Trump nega di aver “Partecipato o diretto le condotte illegali che si sono verificate in Campidoglio il 6 gennaio 2021” e “Dirsi preoccupati per la correttezza del processo elettorale e segnalare le denunce di frodi e irregolarità non è un atto violento”.
Ricordiamo che il 14mo emendamento è una legge del 1968 adottata negli USA e, nella terza sezione, specifica che i funzionari pubblici sono banditi dagli incarichi nel caso venga accertato il loro coinvolgimento in rivolte o insurrezioni. In verità la formula è piuttosto vaga, e non menziona chiaramente il ruolo del Presidente.
La Corte Suprema era già stata sollecitata a dicembre scorso dal procuratore speciale Jack Smith a esaminare la validità dei processi penali nei confronti di Trump. Il caso, che in tempi normali richiederebbe almeno 6/9 mesi, sarà ora esaminato con urgenza dalla Corte, che ascolterà ufficialmente le parti coinvolte l’8 febbraio prossimo, per poi decidere nei giorni successivi. Forse prima del 5 marzo, quando sono previsti i voti del Colorado, California, Texas e altri stati.
