No Other Land: il ministro della cultura israeliano critica la vincita dell’oscar

No Other Land: il ministro della cultura israeliano critica la vincita dell’oscar

Il ministro della cultura israeliano ha criticato la vittoria agli oscar del film “No Other Land” accusandolo di fornire una versione distorta di Israele.

Il film documentario “No Other Land”, diretto, scritto, prodotto e montato da un collettivo Israelo-palestinese formato da Hamdan Ballal, Rachel Szor, Yuval Abraham e Basel Adra, ha vinto il premio oscar 2025 nella relativa categoria.

Secondo la giuria che già assegnò alcuni premi al Medfilm 2024 il film, che mostra le demolizioni effettuate da Israele nel villaggio palestinese di Masafer Yatt, “è un atto di resistenza creativa che ci infiamma e ci indigna e che ci ricorda come il cinema possa diventare un vero e proprio strumento di resistenza e lotta, in cammino verso la ricerca di giustizia, così tanto offesa in questi secoli bui“.

Ma per Miki Zohar, ministro della cultura di Tel Aviv, il film “distorce l’immagine di Israele nel mondo“, e questo nonostante, come accennato, tra i realizzatori ci siano anche israeliani.

Più nello specifico, Zohar ha scritto sui suoi profili social: “La vittoria dell’oscar per il film No Other Land è un momento triste per il mondo del cinema. Invece di presentare la complessità della nostra realtà, i registi hanno scelto di dare eco a narrazioni che distorcono l’immagine di Israele nel mondo. La libertà di espressione è un valore importante, ma trasformare la calunnia di Israele in uno strumento di promozione internazionale non è creatività, è sabotaggio dello Stato di Israele, e dopo il massacro del 7 ottobre e la guerra in corso, fa doppiamente male“.

Miki Zohar

Il ministro israeliano si spinge addirittura a sottolineare la necessità di una riforma che dirotti i fondi governativi destinati al cinema verso prodotti cinematografici dedicati alle minoranze israeliane. Una proposta che molti professionisti dello spettacolo vedono come un tentativo del governo israeliano per limitare le voci liberali e le prospettive artistiche indipendenti.

Oltre cento registi e personalità del cinema hanno firmato una petizione in sostegno del film che, nonostante l’oscar, non ha una distribuzione nelle sale, ma è visibile solo sul sito del giornale Sicha Mekomit.

 

 

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