Messina: morto suicida l’assassino di Sara Campanella

Messina: morto suicida l’assassino di Sara Campanella

Morto suicida in carcere l’assassino reo confesso di Sara Campanella. Lo Stato italiano potrebbe trovarsi a dover risarcire la famiglia del ragazzo. 

Stefano Argentino, il reo confesso per aver ucciso il 31 marzo scorso la compagna universitaria di corso Sara Campanella, si è suicidato impiccandosi in carcere. Argentino era uscito da un regime di isolamento di due settimane, tornando a mangiare dopo un periodo in cui aveva provato una sorta di sciopero della fame, ed era rientrato nella cella con altri detenuti. Il 10 settembre prossimo avrebbe dovuto affrontare la prima udienza del processo a suo carico.

Dalle ricostruzioni della Procura sappiamo che Argentino già mesi prima di uccidere Sara Campanella aveva svolto delle ricerche su internet su come commettere un omicidio, e. sul cellulare aveva anche delle immagini che mostravano la struttura anatomica di una gola umana. Tra l’altro aveva anche una foto della vittima, con sopra scritto “Ti ucciderò“, mentre il coltello lo aveva acquistato su un noto sito online.

A fine luglio scorso la Procura guidata da Antonio d’Amato, con i sostituti Marco Colamonici e Alice Parialò, aveva contestato ad Argentino le aggravanti per futili motivi, premeditazione e crudeltà, chiedendo il giudizio immediato.

Nel frattempo c’è un paradosso: per il suicidio di Argentino lo Stato italiano si troverebbe ora a dover risarcire la famiglia del reo confesso, per omessa vigilanza, mentre i genitori della vittima sono esclusi da ogni forma di compensazione. Parliamo del cortocircuito confermativo della legge 199 del 2003.

Argentino era stato infatti sottoposto a un regime speciale di sorveglianza proprio per il rischio di suicidio, misura poi revocata nonostante i segnali allarmanti mandati dal ragazzo. Ora il suo legale, Giuseppe Cultrera, accusa “L’unica responsabilità è da attribuire allo Stato, che non ha accolto la nostra richiesta di una perizia psichiatrica“.

Tornando alla legge 199 del 2003, si tratta di quella sulle vittime di reato, definita “Disposizioni in favore delle vittime di reati intenzionali violenti“. Istituisce un fondo pubblico destinato a risarcire o garantire sostegno economico alle vittime o ai loro familiari, con lo scopo di tutela nel caso in cui non sia possibile ottenere risarcimenti dalle parti civili.

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