Maxi frode fiscale, nelle mani della Ndrangheta i fondi destinati all’emergenza Covid

Maxi frode fiscale, nelle mani della Ndrangheta i fondi destinati all’emergenza Covid

a Milano otto arresti per frode fiscale per i fondi dell’emergenza da coronavirus

E’ successo a Milano dove la Ndrangheta è riuscita ad arrivare anche ai fondi destinati alll’emergenza Covid; il settore interessato riguarda quello dei metalli e la persona appartenente alla cosca avrebbe ottenuto non solo contributi a fondo perduto ma anche incentivi da destinare alle imprese che avevano avuto difficoltà a seguito dell’emergenza.

Una vera e propria maxi frode fiscale che si è conclusa grazie alle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia e con 8 arresti per reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta, 27 persone indagate e inoltre con il sequestro di alcuni  beni, tra cui aziende e disponibilità finanziarie, per 7,5 milioni di euro.

Maxi frode fiscale da parte della Ndrangheta, 8 arresti a Milano

Grazie al blitz della Guardia di Finanza e alle indagini da parte della Direzione Distrettuale Antimafia è stato scoperto un giro d’affari non indifferente, compiuto dalla  Ndrangheta che è riuscita  a mettere le mani sui fondi destinati alle varie imprese e aziende che hanno subito difficoltà economiche a seguito dell’emergenza Covid.

E’ quello che è successo a Milano e il settore interessato riguarda quello dell’acciaio e dei metalli, dove le diverse cosche mafiose sono riuscite ad accaparrarsi circa 60 mila euro su tre diversi conti correnti a loro intestati. Le tre aziende avrebbero ottenuto questi fondi, grazie al loro gestore Francesco Maida che  avrebbe presentato fatture false emesse dalla società ed inoltre sarebbe riuscito ad ottenere un prestito dal valore di circa 150 mila euro.

E’ quanto emerge da un indagine approfondita seguita dalla Dda nella quale sono state arrestate 8 persone con diversi reati, di cui 4 ai domiciliari e 4 in carcere tra cui associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso e dalla disponibilità di armi, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta e 27 indagati, oltre diversi beni sequesti per oltre 7, 5  milioni di euro. Le perquisizioni si sono verificate in diverse regioni, Toscana, Lombardia, Veneto, Umbria, Sicilia, Calabria e Lazio.

In una nota, il Procuratore capo di Milano, Francesco Greco, che ha guidato le indagini ha dichiarato che “il principale indagato, indicato dai collaboratori, come inserito, ha presentato richiesta e ottenuto per tre delle società inserite nello schema di frode, i contributi a fondo perduto, attestando un volume di affari non veritiero e fondato su false fatture. E ha anche tentato di beneficiare dei finanziamenti del Decreto Legge 23 dell’8 Aprile che servono a sostenere il sistema imprenditoriale nella particolare congiuntura economica determinata dall’emergenza sanitaria”.

 

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