
Nicola Morra: tutta l’iniquità del Movimento 5 Stelle
Il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra con le sue pessime dichiarazioni rappresenta iniquità politica senza limiti, la decadenza oramai totale della nostra classe dirigente che non ha più rispetto umano nei confronti dell'avversario politico, nemmeno di fronte alla morte
“Sarò politicamente scorretto. Era noto a tutti che la presidente della Calabria fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’è un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande e grosso.”
Queste le dichiarazioni del senatore e presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, eletto proprio al senato nella circoscrizione Calabria. Laureato in Filosofia ed ex docente di liceo, Morra rappresenta totalmente l’iniquità dell’attuale classe politica che non riesce a vedere un rispetto minimo per l’avversario nemmeno di fronte ad un baluardo che separa tutti, la morte. Le parole di Morra sono molto di più esemplificative di quanto si immagina, non a caso l’odio becero nei confronti dell’avversario politico è figlio del centro-sinistra ora supportato dalla “creatura” M5S, partito che si aggrappa per recuperare ossigeno in qualunque tipo di alleanza politica volta a mantenere il potere.
Anche in caso di un prossimo rimpasto di esecutivo, il Conte III, che vedrebbe alleato FI,PD e M5S. Non esiste più margine per definire la decadenza dei valori a cui la nostra classe dirigente sta andando incontro, secondo il senatore pentastellato i calabresi, popolo laborioso e forte avrebbero meritato il loro attuale momento di crisi politica e sanitaria ( ricordando l’emergenza ospedaliera a causa del Covid) per via nell’avere eletto un presidente che stava combattendo un male che va oltre ogni questione pratica della nostra vita quotidiana.
Morra, il “filosofo” del M5S se avrebbe chiare le ragioni morali ed etiche che guidano l’agire politico ( Kant docet) dovrebbe dimettersi come segno che qualcosa di puro nell’attuale mondo politico ancora esiste.
