Carabinieri di Piacenza, dai primi interrogatori si sono dichiarati estranei alla vicenda, il Procuratore, “più controllo nelle loro vite”

Carabinieri di Piacenza, dai primi interrogatori si sono dichiarati estranei alla vicenda, il Procuratore, “più controllo nelle loro vite”

Commozione e lacrime da parte dei carabinieri della Caserma di Piacenza interrogati a lungo per spiegare la loro verità in merito ai numerosi reati per cui sono stati coinvolti e arrestati. A parlare anche alcuni testimoni della vicenda, da cui sono emersi particolari sconvolgenti

Dopo l’inchiesta che ha coinvolto i carabinieri di Piacenza sono iniziati i primi interrogatori durante i quali, i militari si sono prontamente dichiarati estranei. Intanto sono  emersi altri dettagli raccontati da alcuni complici, non solo torture, abuso d’ufficio, spaccio e traffico di droga ma nella vicenda sarebbero coinvolte anche alcune escort.

Nel frattempo, il procuratore generale militare Marco de Paolis che ha seguito diverse inchieste con al centro militari dell’Arma ha chiesto più attenzione, “Bisogna controllare quello che avviene nella caserme, ma monitorare anche il tenore di vita dei carabinieri. Verificare quello che postano sui loro profili social. E proteggere chi decide di denunciare”.

Le parole dei carabinieri dopo i loro arresti

Hanno risposto a tutte le domande, negando fino alla fine e dichiarandosi estranei ai reati per cui sono stati arrestati, facendosi vedere provati da questa tragica vicenda,i carabinieri della caserma di Piacenza.

Specialmente lui, il protagonista dei gravi reati che hanno visto coinvolti i carabinieri della caserma di Piacenza, l’appuntato Giuseppe Montella, “l’uomo dalla doppia faccia” che da un lato sfrutta il suo lavoro per estorcere confessioni, organizzare festini in caserma e dall’altro  organizza traffici di droga occupandosi anche di scortare il giro. Durante i primi interrogatori, durati per ben tre ore, non solo si è mostrato affranto e preoccupato perchè il figlio legge il giornale e probabilmente anche le notizie che lo riguardano ma anche disposto a collaborare secondo il suo avvocato.

L’altro accusato, il carabiniere Giacomo Falanga accusato di aver pestato insieme a Montella un pusher, ha spiegato che il ragazzo non è stato aggredito da loro ma è caduto a seguito di un inseguimento e che non ci sarebbero tracce di violenza.

Nonostante queste dichiarazioni, sono emersi altri particolari raccontati da alcuni complici e che riguardano non solo spaccio e traffico di stupefacenti ma anche violenze, torture e ricettazione ma anche escort e trans e il tutto avveniva all’interno della caserma.

“In cambio delle loro “soffiate” ricevevamo dai carabinieri indagati il 10% degli stupefacenti e dei soldi sequestrati ai «concorrenti», per le soffiate c’erano alcuni bonus, nell’appartamento di “Nikita”, cioè trans di origini brasiliane”.

E proprio nell’ufficio, avvenivano i festini hard a base di trans e prostitute che in cambio di prestazioni sessuali veniva venduta la droga.

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