Cognome materno, Rampelli: “Basta luoghi comuni sul diritto maschilista”.

Cognome materno, Rampelli: “Basta luoghi comuni sul diritto maschilista”.

"Conferire il cognome del padre era per il figlio e per la donna una garanzia di riconoscimento di diritti, compresi quelli legati all’eredità, quindi garanzie patrimoniali. Per molti secoli la donna non ha avuto capacità di autosostentamento, basterebbe guardare i film in bianco e nero degli anni ‘40 o ‘50  per ricordare quanto potesse soffrire se, rimasta incinta, il padre non conferiva il cognome al nascituro. Oggi la società è cambiata e ciò che ieri sembrava una conquista per il bambino e per la mamma, viene letta come una violenza. La lettura distorta della storia fa sempre male. Sicuramente questa sentenza e il compito che la Corte attribuisce al Parlamento saranno motivo di grandi discussioni se non tra i partiti sicuramente tra i genitori e probabilmente questa comprensibile e in linea di principio condivisibile  variazione avrà per vittime i bambini e per protagonisti i tribunali. Come se non avessero altro di cui occuparsi”. E' quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia. 

“La sentenza della Consulta è sicuramente una rivoluzione che può avere però effetti negativi sulla famiglia che si troverà a discutere, in caso di disaccordo, davanti a un giudice per stabilire la precedenza del cognome. La lettura manichea che la sinistra fa di questa sentenza conferma ancora una volta l’impostazione distruttiva della famiglia e il desiderio di alimentare la guerra tra uomo e donna, padre e madre. È bene invece contestualizzare il senso del cognome paterno in termini di storia del diritto e bocciare il giudizio secondo il quale l’attribuzione del cognome del padre sarebbe un mero simbolo del patriarcato (espressione così cara al politicamente corretto dei circoli radicali americani) e del maschilismo.
Conferire il cognome del padre era per il figlio e per la donna una garanzia di riconoscimento di diritti, compresi quelli legati all’eredità, quindi garanzie patrimoniali. Per molti secoli la donna non ha avuto capacità di autosostentamento, basterebbe guardare i film in bianco e nero degli anni ‘40 o ‘50  per ricordare quanto potesse soffrire se, rimasta incinta, il padre non conferiva il cognome al nascituro. Oggi la società è cambiata e ciò che ieri sembrava una conquista per il bambino e per la mamma, viene letta come una violenza. La lettura distorta della storia fa sempre male. Sicuramente questa sentenza e il compito che la Corte attribuisce al Parlamento saranno motivo di grandi discussioni se non tra i partiti sicuramente tra i genitori e probabilmente questa comprensibile e in linea di principio condivisibile  variazione avrà per vittime i bambini e per protagonisti i tribunali. Come se non avessero altro di cui occuparsi”. E’ quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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