
Congo, ambasciatore italiano ucciso da spari contro il convoglio Onu
Lascia la moglie attivista e tre bimbe. Era uno dei più giovani ambasciatori nel mondo (44 anni)
È morto l’ambasciatore italiano, Luca Attanasio colpito in Congo da spari durante l’attacco al convoglio Onu con il quale viaggiava.
Luca Attanasio è stato trasportato in condizioni critiche all’ospedale di Goma, ma non c’è stato nulla da fare, è deceduto subito dopo le ferite riportate all’addome”. Lo riferisce all’AFP un diplomatico di alto rango a Kinshasa.
Attanasio, convinto che il ruolo dell’ambasciatore in Paesi complicati come il Congo fosse anche quello di contribuire alla costruzione della pace. si è sempre distinto per la sua dedizione e grande passione per l’Africa e gli ultimi. Era infatti, solito affermare: ‘Siamo costruttori di pace’. Tutto cio’ che noi in Italia diamo per scontato non lo è in Congo, dove purtroppo ci sono ancora tanti problemi da risolvere. Il ruolo dell’ambasciata è innanzitutto quello di stare vicino agli italiani, ma anche contribuire al raggiungimento della pace. La nostra e’ una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l’esempio”. Così Attanasio, l’anno scorso, raccontava ‘del suo operato’ in Africa, in occasione della cerimonia di consegna del premio Nassiriya per la Pace. Un riconoscimento ottenuto assieme alla moglie di origine marocchina Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell’associazione umanitaria ‘Mama Sofia’, che a Kinshasa sostiene migliaia di madri e bambine di strada, e di cui lui stesso faceva parte.
Nato a Limbiate (provincia di Monza e Brianza), Attanasio avrebbe compiuto 44 anni a maggio ed era padre di tre bambine piccole. Era uno dei più giovani ambasciatori italiani nel mondo.
Laureato alla Bocconi con il massimo dei voti, aveva intrapreso la carriera diplomatica dopo una prima esperienza aziendale ricoprendo diversi incarichi, prima all’Ambasciata d’Italia a Berna (2006-2010), poi console generale reggente a Casablanca, in Marocco (2010-2013). Dopo essere rientrato nel 2013 alla Farnesina, come capo segreteria della direzione generale per la mondializzazione e gli affari globali, era tornato nel 2015 in Africa come primo consigliere all’ambasciata d’Italia ad Abuja, in Nigeria. Quindi, a settembre del 2017, l’incarico di capo missione a Kinshasa. Un continente, l’Africa, che il diplomatico amava e di cui voleva fornire una narrazione diversa.
