
Crac della Banca Popolare di Bari. Arrestati i vertici
Ai domiciliari sono finiti Marco e Gianluca Jacobini, il primo ex presidente del Cda e amministratore di fatto della Banca, il secondo vice direttore generale. Con loro sono finiti in manette altri due manager. Le accuse sono di falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza
Terremoto alla Banca Popolare di Bari. La Guardia di Finanza ha notificato un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio, il primo ex presidente del Cda e amministratore di fatto dell’istituto di credito, il secondo vice direttore generale. Stessa misura cautelare anche per Elia Circelli, responsabile della Funzione bilancio e amministrazione della Direzione operations della Banca. Per 12 mesi è stato invece interdetto dall’esercizio di dirigente di istituti bancari e di uffici direttivi di imprese l’ex ad della BpB Vincenzo De Bustis Figarola.
I quattro manager sono accusati, a vario titolo, di falso in bilancio e ostacolo alla vigilanza, per le false comunicazioni inviate alla Consob e alla Banca d’Italia. Insieme a loro, come si legge negli atti dell’inchiesta, sono indagati anche l’altro figlio di Marco Jacobini, Luigi, Giorgio Papa, ex amministratore delegato, Roberto Pirola e Alberto Longo, ex presidenti del Collegio sindacale, Giuseppe Marella, ex Responsabile dell’Internal Audit della BPB.
Nonostante l’istituto pugliese fosse commissariato dallo scorso 13 dicembre la struttura della banca era ancora sottoposta al controllo di fatto della famiglia Jacobini e dei soggetti per i quali è stata chiesta la misura. In particolare secondo i magistrati il potere illecito impediva il reale risanamento della Banca con i devastanti effetti sull’economia meridionale, dato che si tratta del più grande istituto creditizio del Mezzogiorno.
Tra gli illeciti anche lo spostamento di fondi effettuati dagli Jacobini per oltre 5 milioni di euro dai conti della Popolare di Bari ad altre banche prima del commissariamento. “Trattasi — si legge nell’ordinanza — di operazioni poste in essere dagli indagati nella imminenza della formalizzazione del Commissariamento della Banca Popolare che dimostrano l’intenzione di sottrarre i profitti illeciti ad eventuali operazioni di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria, procedendosi nei loro confronti per reati per i quali è possibile la confisca dei profitti anche per equivalente. In particolare, per Marco Jacobini emergono profili di responsabilità in ordine a condotte di auto riciclaggio, non essendosi lo stesso limitato a trasferire il denaro su conti correnti accesi presso altre banche ma avendo impiegato in attività economiche, finanziarie e imprenditoriali il denaro proveniente dai delitti per i quali risulta indagato“.
Decisivo un testimone che ha svelato come gli Jacobini continuassero a controllare ogni scelta della banca nonostante avessero formalmente perso ogni carica.

