Docenti e Discenti: in ognuno c’è un po’ dell’altro Professori e Studenti protagonisti della storia Scuola

Docenti e Discenti: in ognuno c’è un po’ dell’altro Professori e Studenti protagonisti della storia Scuola

La scuola italiana e gli studenti. A volte anche dopo la laurea si rimane discenti ma la figura del docente se è ben definita è un riferimento fondamentale per un giovane

Di Marica Lamberti

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Si è sviluppata prima la vista o l’udito?
Una cosa è certa: seppur nel senso più ancestrale del termine, della necessità d’apprendere per poi tramandare se ne parla da sempre ed è ciò che più comunemente si definisce scuola.
“L’insegnamento pubblico è da tempo un campo complesso in Italia a seguito delle graduatorie sature: se da un lato si assiste ad un tentativo di rinnovamento da parte della scuola pubblica, la scuola paritaria -invece- a causa degli scarsi fondi, talvolta non può retribuire i docenti, limitandosi a fornire i crediti formativi… utili ai fini della graduatoria pubblica!”
Emma Caterina Simeone, classe ‘83, laureata in Storia della critica d’arte e del museo e alla docenza da oltre otto anni, offre uno spaccato piuttosto emblematico dello status di professori ed insegnanti costretti a barcamenarsi tra i pro e i contro dell’articolato sistema che, -in quanto scuola del 2000- nei casi più rosei, riserva un’attenzione particolare all’altro protagonista della storia: “Il contatto con gli studenti è meraviglioso!-Afferma la Prof.ssa Simeone- Quando il docente riesce ad appassionarli alla disciplina, risveglia in loro il senso critico dell’ imparare tramite qualcuno.
Essendo una giovane insegnante, anche io ho ancora tanto da imparare da i miei allievi che spesso sono spunto di riflessione: il mio obiettivo è cercare di percepire le qualità e le potenzialità di ognuno per far si che venga fuori il meglio di loro”.
Perché, se esiste la prospettiva del professore a rappresentare l’istituzione scolastica, questa non potrà essere completa senza che abbia voce la condizione/professione dello studente.
A volte, fino alla maggiore età o fino ad esaurimento dei percorsi universitari, in alcuni casi non si smette mai di esserlo: il discente è un ruolo con il quale chiunque è stato chiamato a prendere le misure, una condizione che, se vissuta a pieno ed interiorizzata a tempo debito, può rivelarsi un canale comunicativo efficace tra chi ha deciso di passare dall’altra parte della cattedra e lo studente di domani.
“Non ho mai insegnato nulla ai miei studenti; ho solo cercato di metterli nelle condizioni migliori per imparare” e, nonostante la lungimiranza di Albert Einstein risalga ‘solo’ a cento anni fa, la storia insegna gli inciampi, le rivelazioni, le sviste e le scommesse collezionate fino ad ora per perseguire ciò che il genio matematico -e ‘qualcun altro’ come lui- aveva intuito. E’ il 1967 e Don Lorenzo Milani -presbitero ed educatore presso la scuola di Barbiana- firma il testo manifesto di un’accusa nei confronti di un sistema formativo che metteva all’angolo gli allievi di ceto umile, mancando alla missione d’inclusione sociale e di crescita individuale: “Così è stato il nostro primo incontro con voi. Attraverso i ragazzi che non volete. L’abbiamo visto anche noi che con loro la scuola diventa più difficile. Qualche volta viene la tentazione di levarseli di torno. Ma se si perde loro, la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati. Diventa uno strumento di differenziazione sempre più irrimediabile.”
Se Lettera a una professoressa può sembrare ben troppo recente e poco indicativa di una saggia ambizione tentata ormai da secoli, paradossalmente si dimostra utile tornare sui ‘banchi di scuola’, nella Roma del 90-96 d.C., quando l’antica Institutio oratoria di Quintiliano era già assolutamente moderna: “La voce del maestro non è come il cibo che diminuisce al crescere dei commensali, bensì come il sole che elargisce a tutti la medesima luce e il medesimo calore”.

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