Il Capo dello Stato firma il decreto bis sulla sicurezza approvato in Senato

Il Capo dello Stato firma il decreto bis sulla sicurezza approvato in Senato

Mattarella indirizza però una lettera di rilievi al Parlamento. Due punti nel testo legislativo secondo il Quirinale sarebbero da rivedere

Al Quirinale il Capo dello Stato mentre si prepara a fronteggiare la crisi di governo, firma anche il decreto bis, convertito in legge ad inizio settimana. Ma il Presidente della Repubblica ha voluto accompagnare la firma del decreto bis, ad una lettera di rilievi indirizzata ai presidenti di Camera e Senato. Sull’atto in questione Mattarella non ha riscontrato vizi di costituzionalità, ma su due punti contenuti nel testo di legge il Presidente ha rilevato rivelanti perplessità, e ha chiesto al Parlamento di valutare un intervento normativo di correzione. La prima criticità riguarda il divieto di ingresso nelle acque territoriali per le navi che trasportano i migranti, inasprito dal nuovo decreto. Per il Capo dello Stato l’obbligo di salvataggio dei naufraghi in mare, rimane dovere imprescindibile, in base al codice di navigazione e alle convenzioni internazionali. La confisca e la multa amministrativa che arriva fino ad 1milione, appaiono così gravi secondo Mattarella, da essere paragonabili ad una sanzione penale. A parere del Quirinale, andrebbero previsti criteri oggettivi di gradazione della multa. Infine perplessità sulla ragionevolezza della pena per violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, prevista per tutte le categorie, ma non per i magistrati senza che si possa applicare la c.d. lieve entità. Il Parlamento quindi dovrà ora valutare nuovamente il testo del decreto bis, sulla base dei rilievi che ha evidenziato il Capo dello Stato, durante la firma del testo di legge. Riuscirà subito il Parlamento a provvedere a questo lavoro richiesto dal Presidente Mattarella, oppure visto la crisi di governo in atto, il decreto bis sulla sicurezza rimarrà in secondo piano nelle rispettive agende delle Camere? E poi, quale Parlamento revisionerà mai l’atto, quello ancora in piedi o magari il prossimo che nascerà dopo le elezioni che ora si attendono?

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