Il mondo femminile della bellezza e della seduzione   Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione  Un’interessante mostra alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma

Il mondo femminile della bellezza e della seduzione Donne. Corpo e immagine tra simbolo e rivoluzione Un’interessante mostra alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Roma

L'arte ha sempre dipinto il corpo femminile per celebrare ed esaltare le sue forme dal rinascimento fino al 68. Come cambia la figura femminile nel mondo moderno

Di Alessandra Cesselon

La figura femminile e il suo corpo vengono usati nel mondo moderno e dei media soprattutto con scopi erotici? Questa è la domanda che si ponevano le femministe americane degli anni ’70 e che riflette in ogni caso una verità.
L’immagine della donna nuda, in tutti i tempi, è stata considerata come archetipo della bellezza ma anche fonte di ogni peccato e colpevole di seduzione.
Questa mostra rivela il contrappunto tra la figura della donna legata alla vita domestica e la maliarda seduttrice.

La ricca rassegna presenta più di cento opere, tra dipinti, sculture e grafiche, che rappresentano una sintesi iconografica della realtà femminile vista dagli artisti.
Il periodo preso in esame va dagli inizi del ‘900 fino agli anni della contestazione del ‘68. Importanti sezioni sono dedicate, trasversalmente ai periodi, alle antitesi di natura e carattere che il mondo femminile porta con se. Tra queste le immagini della donna madre che accoglie attorno a sè la sua prole con amore e dedizione. Ma non pochi artisti prediligono raffigurare invece la figura della grande seduttrice.
Tra questi artisti c’è il divisionista Camillo Innocenti che presenta un’opera affascinante dal titolo: La sultana. È l’immagine di una piccola donna distesa sul divano il cui corpo è realizzato con tinte delicate e leggere a piccoli tocchi di colore con uno stile vibrante di luce. Ma questa figura, che potrebbe essere molto erotica, è invece risolta con grande raffinatezza dall’artista che non ne sottolinea l’aspetto lascivo: i colori lievi smorzano i toni e la rendono particolarmente dolce.

Tra gli artisti ci sono molti personaggi importanti della pittura del Novecento, in particolare Giulio Aristide Sartorio, il grande maestro del nudo che affrescò nel 1912 la Camera dei Deputati, che, nel polittico presente in mostra, rappresenta un’immagine femminile opposta alla precedente, cioè le Vergini Savie della parabola evangelica. Figure eteree quasi disincarnate che si alternano in una sequenza processionale in vesti bianche.

Altra opera interessante è L’Angelo dei Crisantemi di Angelo Carosi, un’immagine grandiosa, stante, una sorta di sfinge e nello stesso tempo una musa: i colori sono delicati e la luce è totale non ci sono ombre a creare la volumetria. Queste immagini iconiche ricordano le liriche dei poeti d’oltralpe ma anche la letteratura simbolista e decadente di Gabriele D’Annunzio.

Di grande respiro le figure di Luigi Trifoglio che rappresenta la maternità e di Mario Mafai con la grande opera di clima rustico e popolare Donne che si spogliano. Molto interessante anche la sezione delle sculture di piccole dimensioni che rappresentano una sintesi della sinuosa eleganza del periodo liberty.

Esposti anche una galleria di ritratti che raffigurano donne di tutti i tipi nelle quali gli artisti hanno identificato le tipologie più varie di psicologia femminile: dalla fanciulla innocente alla maliarda, dalla contadina alla dama elegante, fino all’inquietante volto di Elisa moglie di Giacomo Balla che è anche il logo della mostra. La donna, avvolta nel fondo oscuro, è rivelata da una luce improvvisa mentre si gira con ironia, e anche con malizia, a guardare lo spettatore.

Questi volti, che ricordano l’Italia di mezzo secolo, sono caratterizzati da un elemento comune, che travalica il tempo. La quieta serenità di un mondo ricco di pietas, un’umanità solenne e arcaica di un mondo che sembra essere scomparso man mano negli ultimi cinquant’anni.

Anche alcune artiste sono presenti nella galleria. Si cerca una nuova identità femminile con le pittrici degli ultimi anni ‘60: Tomaso Binga e Giosetta Fioroni che raccontano con immagini e installazioni contemporanee la figura della donna nuova.

Il percorso espositivo è caratterizzato da alcune videoinstallazioni e documenti filmici provenienti sia dalla cineteca di Bologna che dall’archivio dell’Istituto luce di Cinecittà.
La mostra ha un ottimo allestimento; le varie stanze sono state dipinte con colori diversi e anche molto contrastanti che caratterizzano le sezioni e sottolineano la molteplicità dei temi proposti

In una sala è visibile il film, prodotto dall’Istituto Luce, Bellissima (2004) di Giovanna Gagliardi che attraverso documenti storici dell’Archivio Luce, spezzoni di film, canzoni popolari e interviste racconta per immagini il cammino delle donne nel ventesimo secolo.

L’ultima sezione della mostra, dedicata alle dinamiche e le relazioni tra gli sviluppi dell’arte contemporanea, l’emancipazione femminile e le lotte femministe, presenta materiale documentario proveniente dagli Archivi Biblioteche Centri Documentazione delle Donne.

Fra aprile e ottobre 2019 saranno organizzate una serie di iniziative culturali nel segno dell’interdisciplinarietà: incontri, letture, performances, presentazioni, proiezioni, serate musicali e a tema sulle tematiche affrontate dalla mostra.

Attraverso il suo sito e i social network, la GAM, dalla primavera 2019, lancia anche il contest #donneGAM tramite il quale il pubblico è invitato a postare fotografie di donne protagoniste della propria storia familiare. Informazioni: Tel 060608 (tutti i giorni 9.00 – 19.00).Visibile fino al 13 ottobre 2019.
Alessandra Cesselon

. Visibile fino al 13 ottobre 2019.

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