Il piano di pace di Trump per l’Ucraina perde pezzi: da 28 a 19 punti tra veti e revisioni
Dopo i negoziati di Abu Dhabi la bozza di Trump si assottiglia ma resta instabile: il Cremlino parla di proposte “confuse” e chiede un confronto tra esperti, mentre Mosca respinge il coinvolgimento europeo. Tra confini, sicurezza e cessate-il-fuoco, il percorso diplomatico appare più incerto che mai.
Il piano di pace per l’Ucraina promosso da Donald Trump continua a cambiare forma. La nuova versione, ridotta da 28 a 19 punti e rimodulata sulla base dei rilievi europei, è emersa dai recenti negoziati di Abu Dhabi. Ma la sua tenuta appare tutt’altro che solida: anche quest’ultima bozza, spiegano fonti diplomatiche, potrebbe essere superata nel giro di poco tempo.
La fluidità del documento è confermata dalle reazioni internazionali. Secondo Reuters, la prima versione del piano avrebbe tratto “ispirazione” da una proposta russa consegnata all’amministrazione Trump lo scorso ottobre, risultando dunque più favorevole a Mosca rispetto alla successiva. Eppure, nemmeno la versione aggiornata soddisfa pienamente il Cremlino.
Il consigliere presidenziale russo per la politica estera, Yuri Ushakov, ha affermato che “alcuni aspetti” del testo possono essere valutati positivamente, ma che “molti richiedono una seria discussione tra gli esperti”, discussione che — sottolinea — non è ancora avvenuta. Ushakov ha inoltre rivelato che Mosca ha ricevuto soltanto “in via non ufficiale” diverse versioni del piano, alcune delle quali “possono anche confondere”. Un chiaro segnale dell’assenza di un documento definitivo discusso in modo strutturato ai tavoli diplomatici.
Quanto al ruolo dell’Europa, il Cremlino non usa giri di parole: “Gli europei si intromettono in tutte queste questioni, cosa del tutto inutile”, ha dichiarato Ushakov, respingendo ogni ipotesi di un maggiore coinvolgimento del Vecchio Continente nelle trattative.
Sul tavolo, dunque, restano molte incognite. Il piano di Trump appare come un cantiere aperto, dove proposte e correzioni si sovrappongono senza ancora trovare una forma stabile. Ed è attorno a questi punti critici — dalla definizione dei confini alle garanzie di sicurezza, dal ruolo degli attori internazionali alle modalità di cessate-il-fuoco — che si gioca la possibilità, sempre più complessa, di far avanzare il processo negoziale.
