
L’Ama avverte che Roma sta uscendo bene dalla ‘Emergenza Rifiuti’
Se la Raggi e Zingaretti non si accordano, dal 30 settembre gli impianti di smaltimento rifiuti di tutto il Lazio smetteranno di aiutare la Capitale e la città tornerà ad essere non autosufficiente e a dipendere dai Paesi esteri.
L’azienda Ama parla di una situazione ormai normalizzata quella che vive Roma con la sua ‘monnezza’. Le attività di pulizia straordinaria, fissata all’indomani della ordinanza della Regione Lazio, infatti proseguono, con ben quattro turni di lavoro, rastrellando oltre 3mila tonnellate di ‘monnezza’ al giorno. Di fatti l’azienda dichiara di aver raccolto negli ultimi due giorni 6mila tonnellate di rifiuti indifferenziati. Calcolando che la Capitale produce al giorno rifiuti per circa 2.800 tonnellate, Ama con una serie di conti, individua così un piccolo margine che consente di raccogliere una parte di quei rifiuti che nelle ultime settimane sono rimasti nelle strade romane in bella vista. Eppure facendo un giro per Roma, ci si accorge che non cessa la visione della ‘monnezza’ e il suo odore, nonostante il duro lavoro delle squadre messe a disposizione dall’Ama.
La crisi rifiuti persiste nei municipi V, XIII, XIV dove oggi l’azienda ha concentrato le sue energie, ma non va meglio nel resto della città, perché i cassonetti appena svuotati, vengono nuovamente riempiti e appare lento e scoordianto il lavoro per il loro nuovo smaltimento. Un cane che sembra mordersi la coda. La scadenza per il ritorno alla normalità a Roma, per il discorso ‘spazzatura’, è prevista per il 20 luglio, chissà se per quella data i romani potranno tornare a respirare senza più tapparsi il naso, per l’odore nauseabondo che ancora adesso c’è nella loro città? Il 22 luglio è fissata comunque una nuova riunione tra Campidoglio, Ama e Regione Lazio per fare il punto della situazione. Ad aiutare nell’emergenza romana per la ‘monnezza’ che vive da tempo la Capitale, Ama ha intanto messo in funzione anche il tritavagliatore mobile di Ostia per rispettare le scadenze imposte dalla tabella di marcia. Nei suoi primi due giorni di attività, l’impianto ha trattato più di 100 tonnellate di rifiuti.
L’ordinanza emessa dalla Regione Lazio, per risolvere la questione romana, impone a tutti gli impianti della regione di accogliere sino al 30 settembre la spazzatura della città. E se ciò consentirà bene o male a smaltire la mole di rifiuti accumulati nella Capitale e di normalizzare la situazione, allo scadere del 30 settembre al Campidoglio resterà da sciogliere comunque l’annoso nodo: dove mandare la ‘monnezza’? Al momento sono ancora in atto le difficili trattative con la Svezia, per inviare nei mesi futuri i rifiuti, e pare archiviata, per adesso, anche la soluzione bulgara che si ipotizzava per i tempi futuri. Nel medio e lungo periodo Roma rimarrà non autosufficiente nello smaltimento dei rifiuti che produce. E’ chiaro. Perché a detta pure di Ama, per l’autosufficienza romana in tema di rifiuti, rimane aperto il problema della carenza impiantistica. Tema su cui divergono i partiti politici.
La Raggi respinge l’idea di nuove discariche e di inceneritori, mentre la Regione Lazio con il suo presidente, Nicola Zingaretti, indica la necessità di una discarica di servizio, ma poi lascia al Campidoglio il compito di decidere dove localizzarla. La Lega romana è invece da tempo sostenitrice dell’idea di realizzare nella città o nelle sue vicinanze, un nuovo termovalorizzatore simile a quelli esistenti in Svezia, così da risolvere il problema rifiuti e creare ricchezza con la ‘monnezza’ come già accade in molte capitali europee. Vedi appunto Stoccolma. Di conseguenza, l’unica soluzione praticabile per i CinqueStelle e il Pd, è continuare a portare i rifiuti lontano da Roma.
