Pietro Genovese condannato a otto anni

Pietro Genovese condannato a otto anni

" La sentenza è giusta anche se dispiace sempre che un giovane ragazzo venga condannato a una pena così rigorosa legata a un fatto gravissimo", ha spiegato  l'avvocato Cesare Piraino, difensori dei Romagnoli 

Genovese, un anno fa investì e uccise due sedicenni che attraversavano la strada a Corso Francia, nella zona della movida di Roma nord. L’accusa aveva chiesto la condanna a 5 anni. Riconosciuta alle parti civili una provvisionale di 720 mila euro

Otto anni di reclusione per omicidio stradale plurimo invece dei cinque chiesti dal pubblico ministero.

Il ragazzo 21enne è scoppiato in lacrime perché non si aspettava una sentenza così pesante. Pietro Genovese è stato giudicato responsabile della morte delle 16enni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, travolte dal suo suv nella notte tra il 21 e il 22 del dicembre 2019 a Corso Francia, a Roma.

Il gup Gaspare Sturzo ha escluso il concorso di colpa, ritenendo quindi che le due ragazze abbiano attraverso le strisce pedonali con il semaforo verde. Una vicenda per la quale il figlio del regista cinematografico Paolo è ancora ai domiciliari dopo l’arresto del 26 dicembre di un anno fa.

Le carte del processo abbreviato dicono che quella sera, al volante della sua vettura, Genovese procedesse a velocità troppo elevata. Non si è accorto della presenza delle due ragazze e le ha uccise sul colpo.

L’auto si è fermata a circa 250 metri dal punto d’impatto, anche se dalle motivazioni del gup si capirà se ciò sia avvenuto per un guasto, per l’attivazione dei sistemi di sicurezza, o perché lo stesso 21enne avrebbe voluto prestare soccorso.

Dalle consulenze tecniche, era anche emerso che Genovese avesse nel sangue un tasso alcolemico tre volte superiore al limite consentito. Risultato anche positivo all’assunzione di sostanze stupefacenti, delle quali però, no

Genovese, un anno fa investì e uccise due sedicenni che attraversavano la strada a Corso Francia, nella zona della movida di Roma nord. L’accusa aveva chiesto la condanna a 5 anni. Riconosciuta alle parti civili una provvisionale di 720 mila euro

Otto anni di reclusione per omicidio stradale plurimo invece dei cinque chiesti dal pubblico ministero.

Il ragazzo 21enne è scoppiato in lacrime perché non si aspettava una sentenza così pesante. Pietro Genovese è stato giudicato responsabile della morte delle 16enni Gaia Von Freymann e Camilla Romagnoli, travolte dal suo suv nella notte tra il 21 e il 22 del dicembre 2019 a Corso Francia, a Roma.

Il gup Gaspare Sturzo ha escluso il concorso di colpa, ritenendo quindi che le due ragazze abbiano attraverso le strisce pedonali con il semaforo verde. Una vicenda per la quale il figlio del regista cinematografico Paolo è ancora ai domiciliari dopo l’arresto del 26 dicembre di un anno fa.

Le carte del processo abbreviato dicono che quella sera, al volante della sua vettura, Genovese procedesse a velocità troppo elevata. Non si è accorto della presenza delle due ragazze e le ha uccise sul colpo.

L’auto si è fermata a circa 250 metri dal punto d’impatto, anche se dalle motivazioni del gup si capirà se ciò sia avvenuto per un guasto, per l’attivazione dei sistemi di sicurezza, o perché lo stesso 21enne avrebbe voluto prestare soccorso.

Dalle consulenze tecniche, era anche emerso che Genovese avesse nel sangue un tasso alcolemico tre volte superiore al limite consentito. Risultato anche positivo all’assunzione di sostanze stupefacenti, delle quali però, non è stato possibile verificare se ne avesse fatto uso la stessa sera dell’incidente.

“Sono partito con il semaforo verde e non ho visto le due ragazze attraversare – così si è difeso Pietro Genovese – Ma non volevo uccidere nessuno né volevo scappare. La mia vita è distrutta“. Tirano invece un sospiro di sollievo i genitori delle vittime che parlano di “giustizia fatta”

“Escludendo il concorso di colpa – ha chiarito l’avvocato Cesare Piraino, difensori dei Romagnoli – il giudice ha di fatto affermato che la condotte delle due ragazze è stata corretta. La sentenza è giusta anche se dispiace sempre che un giovane ragazzo venga condannato a una pena così rigorosa legata a un fatto gravissimo. Quello che conta è che stata riabilitata la condotta delle due ragazze“.

n è stato possibile verificare se ne avesse fatto uso la stessa sera dell’incidente.

“Sono partito con il semaforo verde e non ho visto le due ragazze attraversare – si è sempre difeso Genovese – Ma non volevo uccidere nessuno né volevo scappare. La mia vita è distrutta“. Tirano invece un sospiro di sollievo i genitori delle vittime che parlano di “giustizia fatta”

” La sentenza è giusta anche se dispiace sempre che un giovane ragazzo venga condannato a una pena così rigorosa legata a un fatto gravissimo”-  ha spiegato  l’avvocato Cesare Piraino, difensori dei Romagnoli 

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