
Qatargate: rimangono in carcere Giorgi, Kaili e Panzeri. Secondo i media greci sono 60 i deputati coinvolti
Al termine della prima udienza sullo scandalo delle mazzette da parte del Qatar, i giudici della Camera di consiglio del tribunale di Bruxelles hanno deciso che tre dei coinvolti, ovvero Eva Kaili, Francesco Giorgi e Antonio Panzeri, ex eurodeputato socialista e presidente della Ong Fight Impunity, rimarranno in carcere. Sorveglianza elettronica invece per Niccolò Figà Talamanca.
Panzeri, in particolare, è considerato dagli inquirenti il perno dell’intera vicenda e gestore del giro di mazzette distribuite dal Qatar, che hanno portato infine la Procura federale a muovere accuse di riciclaggio di denaro, corruzione e associazione a delinquere.
L’accusa rivolta al Qatar è di aver voluto ottenere, in questo modo, un trattamento di favore da parte del Parlamento europeo tramite “Regali” per un totale di un milione e mezzo di euro a esponenti del Parlamento europeo, passati tramite la Ong di Panzeri. L’indagine è partita il 9 dicembre scorso, e a darne il via è stata l’agenzia interna per la Sicurezza del Belgio, che per vari mesi ha collaborato con i servizi segreti di 5 paesi. Esclusa l’Italia, nonostante alcuni dei nomi coinvolti siano italiani.

Gli arrestati:
Antonio Panzeri, 67enne ex europarlamentare del PD, fondatore, tra l’altro, della Ong Fight Impunity. Secondo gli inquirenti avrebbe manovrato il giro di mazzette, sembra anche in favore del Marocco. Parte delle quali, mezzo milione di dollari in contanti, è stata ritrovata in un borsone nella sua casa nel corso di una perquisizione. Ai domiciliari, con le accuse di riciclaggio, corruzione e concorso in associazione a delinquere, ci sono anche sua figlia Silvia Panzeri e la moglie Maria Colleoni, che negano le accuse.
Eva Kaili, 44enne socialista greca e Vicepresidente dell’Europarlamento. Esclusa dal suo partito, Pasok, dopo le accuse, mentre i suoi beni sono stati congelati dal governo greco. Secondo le accuse molti dei soldi del giro sono stati ritrovati nel suo appartamento. Denaro di cui la Kaili, tramite il suo avvocato, nega di essere a conoscenza.
Francesco Giorgi, 35enne compagno di Eva Kaili. Già ex assistente di Panzeri, carica che al momento ricopre per l’eurodeputato Andrea Cozzolino (estraneo a questa inchiesta). Da presidente della delegazione Ue per le relazioni con i Paesi del Maghreb e l’Unione del Maghreb arabo, si occupava dei rapporti tra questi paesi. Sembra sia stata l’intercettazione di una sua telefonata a portare alla scoperta dei soldi in casa della Kaili.
Niccolò Figà Talamanca, segretario della Ong fondata da Emma Bonino nel 1993, la No Peace without Justice. Secondo le accuse avrebbe lavorato per promuovere l’immagine del Qatar e i progressi del paese nel campo dei diritti umani.

Eva Kaili
La Ong
Fight Impunity ha sede in Rue Ducale, a Bruxelles, vicino all’ambasciata USA, e ha nel suo Consiglio vari politici italiani. Fondata nel 2019 per “Promuovere la lotta contro l’impunità per gravi violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità“, si dedicò da subito al caso Regeni, oltre a criticare l’Iran e l’Arabia Saudita in tema di diritti umani. Da questa Ong viene poi la richiesta di riconoscere “I grandi passi effettuati” nei diritti umani da due paesi: il Qatar e il Marocco.
Secondo quanto riportato dai media greci, i deputati coinvolti in questa storia dovrebbero essere almeno 60. Intanto gli investigatori stanno cercando di risalire alle impronte digitali sulle banconote sequestrate, dal momento che parte del denaro era ancora praticamente nuovo e avvolto nella plastica protettiva originaria.

Il logo della Ong Fight Impunity
Molte le reazioni nella politica. Ursula von der Leyen: “Accuse estremamente preoccupanti, molto gravi, è una questione di fiducia delle persone nelle nostre istituzioni, e questa fiducia richiede i più alti standard di indipendenza e integrità. Ho già proposto la creazione di un organismo etico indipendente che copra tutte le istituzioni dell’Ue“.
Paolo Gentiloni, commissario Ue agli Affari economici: “Danno di reputazione molto serio. Il Parlamento europeo è sempre stato la punta di diamante dal punto di vista dei diritti. Vicenda vergognosa e intollerabile“.
Mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani, da parte sua, ha difeso l’Europarlamento, invitando a non fare di tutta l’erba un fascio: “Unica istituzione democratica dell’Unione europea, e non va confusa con alcune mele marce, che devono essere perseguite e punite se hanno commesso reati“.
Proseguono intanto gli interrogatori ai personaggi finora coinvolti, e ci vorrà qualche settimana per gli accertamenti.
