Quei (geniali) Spaghetti Western di fama mondiale: il Selvaggio West secondo la musica di Ennio Morricone
Chi non conosce lo straordinario talento di Ennio Morricone, musicista dall’eclettica identità – è contemporaneamente compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore – capace di consacrare alla storia del cinema le opere di alcuni fra i più noti registi italiani?
Classe 1928, nato e cresciuto a Roma – dove si è diplomato in tromba presso il Conservatorio di Santa Cecilia – il Maestro ha scritto le musiche per più di 500 film e serie TV, anche se il riconoscimento per una così prolifica produzione è arrivato solo con il Premio Oscar alla carriera consegnatogli – dopo cinque candidature non premiate – il 25 febbraio 2007 dall’attore Clint Eastwood, icona dei film western di Sergio Leone (del quale il prossimo 30 aprile ricorreranno i trent’anni dalla morte).
Nell’autobiografia di Morricone intitolata Inseguendo quel suono: la mia musica, la mia vita (2016) è presente una lunga trattazione del rapporto di amicizia e lavoro con il grande regista italiano, responsabile della scalata al successo del compositore a cominciare dal capolavoro del 1964 Per un pugno di dollari.
A tal proposito è importante sottolineare che i famigerati Spaghetti Western, noti per essere la produzione italiana più significativa in merito a questo genere fra gli anni ’60 e ’70 (anche grazie alla collaborazione di attori poi divenuti autentiche star), furono elevati notevolmente dalla musica di Morricone, i cui temi più rappresentativi dei conflitti nel Selvaggio West sono magistralmente eseguiti nella Trilogia del dollaro di Leone.
I motivi musicali di questi film costituirono un immaginario sonoro in grado di attirare in seguito registi del calibro di Pierpaolo Pasolini, Bernardo Bertolucci e, in tempi più recenti, Quentin Tarantino.
Ciò che i più ignorano tuttavia sono i retroscena del primo incontro fatidico fra il Maestro Morricone e Sergio Leone, avvenuto alla fine del 1963 nella casa del musicista: i due scoprirono addirittura di essere stati compagni di scuola alle elementari, per poi parlare della genesi di Per un pugno di dollari legata al film La sfida del samurai di Akira Kurosawa. All’opera del regista giapponese Leone aggiunse ironia, acidità e un che di rocambolesco, mentre Morricone comprese che il suo compito sarebbe stato di amplificare quei toni picareschi e aggressivi attraverso le musiche.
È impressionante constatare che il compositore all’epoca sapesse poco o niente di western, eppure – oltre ad avere una sensibilità musicale fuori dal comune – condivideva con il regista la volontà di rilanciare questo genere, riscrivendolo come un universo mitico in modo che avesse aspetti condivisibili sia dal modello americano che dalla commedia dell’arte italiana, staccandosi tuttavia da entrambi quel tanto che bastava perché fossero riconoscibili ma anche innovativi.
Senz’altro quest’ultimo dettaglio dipendeva dai motivi musicali che Morricone si impegnò a rendere subito in modo originale ma anche fedele alla propria formazione: il tema della tromba che porta al duello in Per un pugno di dollari costituì il brano principale della colonna sonora, gli fece vincere il primo Nastro d’Argento e raggiungere il primo posto nella classifica italiana degli incassi per la categoria colonne sonore di quell’anno.
Il sodalizio fra i due artisti fu consolidato dalle due opere successive: la musica divenne il mezzo per rendere la psiche dei personaggi protagonisti oltre alle atmosfere in cui si svolgono le vicende trattate, introducendo sonorità atipiche quali quelle del carillon e della celesta, ma anche dei fischi, delle chitarre elettriche e degli scacciapensieri (presenti ad esempio nell’incipit di Per qualche dollaro in più).
Nel video: il leggendario tema di “Per un pugno di dollari”.
La creatività di Morricone fu tale da costruire delle vere e proprie drammaturgie simbolico-musicali, in cui i singoli fraseggi si intrecciano in una partitura unica nella sua coerenza narrativa.
Solo per citare altre idee considerevoli del Maestro, è certo che l’uso delle voci dei cantanti ne Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo così come il tema dell’Estasi dell’oro siano alcune delle pagine musicali più espressive di tutti i tempi, e che l’interesse per il genere epico-western sia proseguito con C’era una volta il West (1968): qui l’uso del leitmotiv è ormai consolidato nella sua grandezza.
Oggi è curioso che nonostante i film western musicati da Morricone siano solo 36 – ossia una piccola minoranza della sua produzione – egli sia noto soprattutto per loro, tanto da essere etichettato come “il compositore dei western”.
Al Maestro non piace essere definito in questo modo, ma è certo che la fama di cui gode dipenda innanzitutto da questo repertorio, immortale nella sua epicità amata in tutte
