Russia: la Corte suprema chiude la Ong Memorial International

La Corte suprema della Federazione russa ha annunciato ieri la chiusura del Memorial International, storica Ong fondata durante la Perestrojka per indagare sulle vittime del regime di Stalin. Manifestanti in protesta fuori dalla sede della Corte.

La motivazione di ieri della Corte suprema russa è che la Ong avrebbe operato come agente straniero, una definizione in genere utilizzata dal Cremlino per indicare gli enti sospettati di ricevere finanziamenti dall’estero, ma molti vi vedono un tentativo di oscurare i crimini del regime sovietico.

Alla notizia della sentenza, contro la quale si erano schierate anche le Nazioni unite e l’Unione europea, decine di manifestanti, che nel frattempo si erano radunati davanti alla sede della Corte, hanno intonato slogan di protesta. Lo stesso Memorial ha poi diffuso su Twitter delle immagini di forze dell’ordine russe che portavano via un manifestante.

Fondato quattro anni prima del crollo dell’Unione sovietica, nel 1987, il Memorial International è in Russia l’ente più longevo dedicato alla difesa dei diritti umani. Fondato da vari dissidenti, incluso il Nobel per la pace Andrei Sakharov, che ne era presidente, è composto da due settori: l’International, chiuso ieri, che si dedica alla ricerca e alle indagini di vittime del regime di Stalin, e lo Human Rights Center, che assiste i prigionieri politici nella Russia di oggi. Dopo la chiusura dell’International, il Cremlino sta valutando la possibilità di chiudere anche lo Human Rights Center, la sentenza è prevista per oggi.

Logo del Memorial international

La decisione della Corte russa segue di poco l’aumento della condanna da 13 a 15 anni di Yuri Dmitriyev, uno storico esperto di Gulag, famoso per aver individuato molte vittime e fosse comuni del periodo sovietico nella zona di Sandormok, ora accusato, con prove incerte, di aver abusato della figlia adottiva.

Considerando l’attività del Memorial in generale, e di Dmitriyev in particolare, molti oppositori vedono nella decisione della Corte suprema russa un tentativo di riscrivere la storia dei crimini dell’era sovietica. Un giornalista di Mosca, Felix Light, ha dichiarato che l’attività del Memorial “Ha sconvolto molto” i vertici politici del Cremlino e “I servizi di sicurezza russi, che sono molto, molto influenti nell’attuale governo”.

Da parte sua, nel suo discorso alla Corte, il procuratore Alexei Zhafyarov ha invece dichiarato “È ovvio che Memorial stia creando una falsa immagine dell’URSS, raffigurandolo come uno Stato terrorista, speculando sul tema della repressione politica del XX secolo”. Secondo Zhafyarov, il lungo elenco di vittime della repressione sovietica (la lista di 40mila nomi di deportati e giustiziati, stilata da Dmitriyev) include anche dei “Criminali nazisti con il sangue di cittadini sovietici sulle mani. Questo è il motivo per cui noi, i discendenti dei vincitori (del Secondo conflitto mondiale, ndr), siamo costretti a guardare ai tentativi di riabilitare i traditori della madrepatria e i collaboratori nazisti”.

Sempre secondo gli oppositori, e alcuni analisti della situazione in Russia, la decisione della Corte è un altro tassello alla limitazione delle libertà politiche e di pensiero dei cittadini. E sono molte altre le Ong russe alle quali il Cremlino ha intenzione di dedicarsi nei prossimi tempi. Jan Raczynski, presidente di Memorial International, ha dichiarato che “I Pubblici Ministeri non sono in grado di interrompere il lavoro di Memorial” e ha confermato che la ong impugnerà il verdetto in Russia. Se necessario si appellerà direttamente a Strasburgo, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

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