
Scandalo toghe, l’Anm chiede che i consiglieri del CSM coinvolti si dimettano
Parla anche il premier Giuseppe Conte: "Non entro nello specifico ma cercare la contiguità con la politica significa svilire il ruolo del magistrato". Il consigliere Morlini si difende: "Il mio voto non è mai stato condizionato"
Dimissioni per tutti i consiglieri del Csm coinvolti a vario titolo nelle vicende emerse dall’inchiesta di Perugia. È questa la richiesta contenuta nella delibera approvata all’unanimità dal comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati, in cui si legge che “i consiglieri coinvolti non appaiono degni dell’incarico che ricoprono”. Si tratta dei consiglieri togati Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Paolo Criscuoli, Gianluigi Morlini e Luigi Spina, tutti autosospesi dopo il coinvolgimento negli incontri con Palamara e Lotti per pilotare la nomina del procuratore di Roma. “O sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti”, ha detto David Ermini, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura. Il discredito è quello scaturito dall’indagine per corruzione che ha coinvolto uno dei più celebri e potenti magistrati italiani, Luca Palamara, ex membro del CSM ed ex presidente dell’Anm. Secondo le accuse, Palamara avrebbe ottenuto soldi e regali da alcuni lobbisti vicini a importanti imprenditori per influenzare alcune sentenze. Palamara sarebbe poi venuto a conoscenza dell’indagine su di lui grazie alle sue amicizie tra i colleghi. A quel punto avrebbe cercato di influenzare la nomina del prossimo procuratore di Perugia, in modo da avere un alleato a capo dei magistrati che stavano indagando su di lui (la procura di Perugia è infatti competente per le indagini sui magistrati di Roma, come Palamara). Ma non solo. Avrebbe trattato con alcuni colleghi per essere promosso a procuratore aggiunto di Roma e sistemare al vertice della procura un suo alleato, in sostituzione di quello che considerava un suo nemico, il procuratore Giuseppe Pignatone, andato in pensione il mese scorso.
Secondo quanto emerso dall’indagine, diversi magistrati hanno partecipato a riunioni con Palamara o con altri politici, come appunto l’ex ministro Luca Lotti, proprio per accordarsi su nomine e promozioni. Tra questi figurano questi cinque consiglieri togati di cui solo Cartoni e Lepre non risultano indagati. Hanno scelto comunque di sospendersi in maniera precauzionale: “Pur consapevoli e certi della correttezza del nostro operato, per senso istituzionale e per evitare attacchi strumentali al Csm comunichiamo la autosospensione dalle funzioni consiliari in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda”. Ma per il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Pasquale Grasso non basta. “Dovrebbero dimettersi tutti – ha spiegato. – Si tratta di una situazione che, ove pienamente confermata, disegna uno dei più gravi momenti di crisi della magistratura della storia repubblicana. Ci viene raccontato di una cessione di sovranità, di una compromissione dell’autogoverno”. Sulla questione è intervenuto anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: “Non entro nello specifico – ha detto – ma cercare la contiguità con la politica significa svilire il ruolo del magistrato“.
Morlini dal canto suo difende la sua completa autonomia di voto. “Ciascuna delle decisioni è stata da me presa in piena coscienza ed in perfetta autonomia, senza condizionamento alcuno dalla politica, dall’esterno o da chicchessia” ha specificato. In una nota, il consigliere autosospeso ha ribadito di aver incontrato casualmente Luca Lotti dopo aver raggiunto alcuni colleghi a un dopocena. “Mi sono poi allontanato con una scusa, ben prima che l’incontro terminasse, certo di non avere fatto nulla in contrasto con i miei doveri di Consigliere – ha aggiunto Morlini – Di ciò si trae anche chiara traccia nel mio comportamento successivo nell’ambito dei lavori di Quinta Commissione relativi alla proposta di nomina del Procuratore di Roma. Infatti, nelle successive riunioni del 21 e 23 maggio, al fine di potere analizzare il suggerimento del Comitato di Presidenza di disporre le audizioni dei candidati ho dapprima rigettato la richiesta di alcuni consiglieri di anticipare la votazione; successivamente ho votato a favore della richiesta del Vice Presidente del Csm di disporre tali audizioni, pur se la richiesta è stata disattesa per il voto contrario di altri consiglieri; infine ho espresso nel merito il mio convinto voto di minoranza a favore del candidato Giuseppe Creazzo, che ho sostenuto sin dall’inizio della discussione della pratica”.
