
6 aprile 2019, L’Aquila dieci anni dopo il terremoto che tolse la vita a 309 persone
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invita a fare di più per gli aquilani: "Occorre procedere con forza perché ancora molto deve essere fatto. I giovani hanno diritto alla rinascita". Intanto stanotte una fiaccolata in memoria delle vittime scomparse
“Sono trascorsi dieci anni da quel tragico 6 aprile che sconvolse L’Aquila. Il terremoto provocò morte e distruzioni, colpì al cuore l’intero paese, lasciò segni profondi e dolorosi che il tempo e l’impegno umano hanno in parte lenito ma mai potranno cancellare. Il primo pensiero va alle vittime, al lutto straziante dei familiari, ai tanti sfollati, alle molteplici ferite inferte alle comunità. La Repubblica non dimentica. E, personalmente, desidero rinnovare ai cittadini di tutti i comuni colpiti i miei sentimenti di vicinanza e solidarietà”. È questo il messaggio che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto scrivere per il decimo anniversario da quel terribile terremoto di magnitudo 5.9 che ha devastato la provincia dell’Aquila e dove sono morte 309 persone, oltre 2mila sono rimaste ferite e ben 67mila hanno perso la casa.
In tutto questo tempo molto è stato fatto ma ancora tanto altro deve essere portato a nuova vita. Non si è riusciti a inaugurare un monumento alla memoria nonostante le richieste di parenti delle vittime. 64 centri abitati devono essere totalmente ricostruiti, oltre 700 edifici sono vincolati dal ministero dei Beni Culturali e circa 200 negli altri comuni del cratere. Ad oggi poi a dover rientrare nelle loro case sono ancora quasi tremila famiglie, quasi una persona su due di chi aveva chiesto aiuto dieci anni fa. “Il percorso – sottolinea Mattarella – è cominciato, ma occorre procedere con forza perché ancora molto deve essere fatto. Il tessuto urbano va ricomposto e rivitalizzato, in modo che la società possa tornare a esprimere appieno i suoi valori civili, le sue relazioni umane, le sue attività economiche. Numerose abitazioni attendono di essere ristrutturate. Nei centri storici un grande patrimonio artistico è stato danneggiato, lesionato, in parte distrutto dal sisma. I restauri fin qui completati costituiscono un segnale di speranza, oltre che una testimonianza viva della solidarietà nazionale e internazionale che si è espressa verso gli aquilani. Speranza e solidarietà sono armi pacifiche e potenti, che dobbiamo far crescere per contrastare la sfiducia e la paura”.
Forse i luoghi che sembrano dimenticati più di tutti sono le scuole dell’Aquila, avvolte dalle macerie, abbandonate ed ancora completamente inagibili da quel terribile sisma. Proprio per questo il presidente della Repubblica ricorda che “la ricostruzione resta una grande sfida nazionale”, un dovere soprattutto per le nuove generazioni. “Pensare al domani, e non soltanto all’oggi, è il nostro impegno davanti alle nuove generazioni – ha aggiunto Mattarella. – Lo dobbiamo ai giovani de L’Aquila anche ricordando quei ragazzi della casa dello studente, a cui il sisma spezzò i progetti di vita, e che nella memoria del paese rappresentano ancora oggi il segno più penoso della tragedia del 6 aprile. Dare un degno futuro ai giovani è il traguardo più ambizioso del cammino di ricostruzione da percorrere”.
Al messaggio di Mattarella si è aggiunto anche quello del Papa: “Prego per tutte le vittime di quella tragedia e per le loro famiglie – scrive in una lettera – vi assicuro che accompagno, con viva partecipazione, il faticoso cammino che vi impegna a ricostruire, bene, rapidamente e in maniera condivisa, gli edifici pubblici e privati, come anche le chiese e le strutture aggregative”.
Nella notte del dolore e del ricordo migliaia di persone hanno partecipato alla fiaccolata in memoria delle 309 persone decedute alle 3.32 del 6 aprile del 2009. Ad aprire il corteo, in via XX Settembre, c’erano i familiari delle vittime che tenevano tra le mani un lenzuolo bianco con impressi in rosso tutti i nomi di chi non ce l’ha fatta. A seguire i tanti volontari e soccorritori che dieci anni fa giunsero da ogni parte d’Italia per tirare fuori gli aquilani dalle macerie. C’era anche il premier Conte che ha incontrato gli uomini della Protezione civile per ringraziarli dell’impegno profuso dopo il sisma. Ad accompagnarlo il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, l’assessore regionale Guido Quintino Liris ed il presidente della Provincia Angelo Caruso. La fiaccolata è avvenuta nel silenzio più totale, interrotta solo dalla messa e dalla veglia di preghiera finale, aspettando le 3:32 con i 309 rintocchi della campana della Chiesa di Santa Maria del Suffragio tornata all’antico splendore grazie al cospicuo intervento del Governo francese.
