Unione Europea: accordo sul Nuovo patto migranti

Unione Europea: accordo sul Nuovo patto migranti

I ministri degli interni dei vari paesi europei hanno raggiunto un accordo sul nuovo Patto per l’immigrazione. Il nodo centrale è la posizione comune su due regolamenti in particolare: quello sulle procedure per l’esame delle domande di asilo, e l’altro sulla gestione diretta per asilo e immigrazione. Giorgia Meloni: “Passi avanti. Il problema è di tutti”.

Riuniti al Consiglio affari interni in Lussemburgo, i ministri europei hanno raggiunto un accordo sul nuovo Patto per l’immigrazione dopo 12 ore di negoziati e due votazioni. Gli astenuti sono stati Bulgaria, Lituania, Slovacchia e Malta. Contrari Polonia e Ungheria. Tutti gli altri, inclusa l’Italia, hanno votato a favore.

Più in dettaglio, l’accordo prevede un sistema a doppio binario per la gestione degli arrivi dei migranti al confine. I migranti con bassa probabilità di ottenere l’asilo in altri paesi saranno trattati con una procedura semplificata per l’invio verso Paesi terzi sicuri. Un fattore, questo, che in passato aveva incontrato il parere contrario della Germania, che chiedeva di chiarire meglio la definizione sia del “Paese terzo sicuro” sia la connessione del migrante con il paese di transito verso cui sarebbe rimpatriato. Ora i 27 stati europei potranno definire in totale autonomia tale definizione.

Matteo Piantedosi

Nell’accordo ci sarebbe anche una sorta di obbligo di solidarietà, con gli stati europei che dovranno dare sostegno ai paesi in difficoltà rendendosi disponibili per i ricollocamenti dei migranti o in alternativa al pagamento di 20 mila euro per ogni migrante non ricollocato. Il Governo italiano, che ha ottenuto il consenso su tutte le proposte avanzate, ha però rifiutato tale compensazione e ha chiesto che venga destinata a un fondo europeo a favore dei Paesi terzi. “Abbiamo rifiutato ogni possibile compensazione in denaro perché non ritenevano che la dignità del nostro Paese potesse mettere in campo soluzioni di questo tipo“, ha spiegato Matteo PiantedosiAlla fine abbiamo trovato una formulazione nel testo che potesse consentire una conciliazione tra le diverse posizioni sulla definizione del Paese terzo sicuro. Una formulazione che non fosse troppo stringente, vincolante, che depotenziasse il testo. L’Italia non aveva in mente nulla che fosse lesivo del quadro giuridico del diritto internazionale e su questo è stata compresa“.

Il tema dei migranti è stato anche al centro dell’incontro a Palazzo Chigi fra il cancelliere tedesco Olaf Scholz e la Premier italiana Giorgia Meloni che, da parte sua, da sempre sostiene che la questione dei migranti vada risolta all’origine. Il Governo italiano ha sottolineato ha l’isolamento con cui negli ultimi mesi l’Italia ha dovuto affrontare la questione migratoria. Per la leader di Fratelli d’Italia negli ultimi mesi il nostro paese ha salvato migranti “In lungo e largo per tutto il Mediterraneo” con un lavoro “Straordinario”.

Olaf Scholz

Un parere condiviso anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, ricevendo al Quirinale una rappresentanza della Marina militare, ha dichiarato “Desidero sottolineare la preziosa opera delle Capitanerie di Porto, con il quotidiano e tenace impegno di controllo dei fenomeni migratori via mare, e con il doveroso e meritorio soccorso ai migranti in difficoltà nel mare”. Anche lo stesso cancelliere tedesco ha ammesso lo sforzo compiuto dall’Italia sottolineando però che “Puntare il dito gli uni contro gli altri non aiuta, occorre cooperare, anche con i Paesi di origine e di transito”.

Soddisfatta di essere riuscita a porre la questione. Quando noi non riusciamo a reggere i flussi migratori, in qualche modo il problema diventa di tutti“, così ha commentato Giorgia Meloni quando ha ricevuto dal Consiglio europeo la notizia dell’accordo sul Patto migranti “Il problema lo abbiamo tutti e occorre risolverlo all’inizio, alla partenza. Sono soddisfatta di essere riuscita a porre la questione perché è il modo per affrontarla insieme. Così come sono soddisfatta del viaggio che faremo domenica con la presidente Von der Leyen e il primo ministro olandese Mark Rutte in Tunisia per affrontare un’altra grande questione che è italiana, ma anche europea“.

Giorgia Meloni

L’Italia ha ottenuto il consenso su tutte le proposte avanzate nel corso del Consiglio odierno. In primis, abbiamo scongiurato l’ipotesi che l’Italia e tutti gli Stati membri di primo ingresso venissero pagati per mantenere i migranti irregolari nei propri territori. L’Italia non sarà il centro di raccolta degli immigrati per conto dell’Europa” ha dichiarato ancora Matteo Piantedosi, dopo il voto al Consiglio Affari interni “L’Italia ha avuto una posizione di grande responsabilità e ha trovato corrispondenza da altri Paesi: abbiamo cercato di rendere attuabili le procedure di frontiera, processo che noi riteniamo debba andare avanti. Volevamo che non passassero formulazioni dei testi che depotenziassero la possibilità di fare accordi con Paesi terzi, sempre nell’attuazione della proiezione sulla dimensione esterna“.

Soddisfatto anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, che in un Tweet ha commentato così l’accordo sul Patto Migrazione e asilo: “Questo è davvero un grande passo! Congratulazioni alla commissaria Ylva Johansson e alla svedese del Consiglio Ue per la perseveranza e il duro lavoro“.

Contraria, come accennavamo sopra, la Polonia, tramite le parole del suo viceministro degli interni, Bartosz Grodecki: “Politicamente, pragmaticamente questo meccanismo (Quello del ricollocamento dei richiedenti asilo in Ue, ndr) è inaccettabile per noi” ma è d’accordo con l’Italia sul non voler pagare il contributo finanziario per ciascun migrante non accolto, paragonandolo a una “Sanzione” e sostenendo che tale contributo non sarà “In alcun modo accettato, né consentito nel nostro Paese. Non riusciamo a spiegare a una società che ha accolto oltre un milione di profughi di guerra dall’Ucraina che ora se non ne accettano di più, dovranno pagare di tasca propria“.

L’accordo arriva dopo nove anni di negoziati e rimpalli di responsabilità, e ha subito un’accelerata a causa dei recenti aumenti negli sbarchi. Ma c’è ancora da definire il prestito da 1,9 miliardi di euro che il Fondo monetario internazionale non vuole concedere alla Tunisia se prima il presidente Kais Saied (Che da parte sua rifiuta il prestito) non accetta di realizzare alcune riforme economiche. Il nuovo regolamento, inoltre, non è ancora definitivo: dovrà essere discusso al Parlamento europeo nelle prossime settimane, e l’approvazione definitiva potrebbe arrivare entro i primi mesi del 2024.

 

 

 

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