Mafia capitale, sentenza Cassazione: Alemanno assolto dall’accusa di corruzione

I giudici della Sesta sezione penale della Cassazione hanno appena annullato le accuse di corruzione in merito al procedimento che vedeva imputato l’ex sindaco di Roma in uno dei filoni di Mafia capitale. Rimane il processo di appello per traffico di influenze illecite e corruzione.

L’accusa, che riguardava le indagini sul Mondo di mezzo, imputava ad Alemanno di “Aver piegato la sua funzione di sindaco agli interessi dei corruttori”, ovvero di Salvatore “Il Rosso” Buzzi e Massimo “Il Nero” Carminati, i due personaggi principali dell’intera faccenda di Mafia capitale poi assolti in Cassazione dall’aggravante di associazione mafiosa.

Secondo questa accusa, tra il 2012 e il 2014 l’ex sindaco avrebbe ricevuto 223mila euro tra denaro contante, cene elettorali e finanziamenti alla sua Fondazione nuova Italia tramite l’ex Amministratore delegato di AMA, Franco Panzironi.

L’avviso di garanzia venne poi notificato a dicembre del 2014, quando esplose la bolla di Mafia capitale. In particolare per Alemanno si parlò di “Concorso esterno in associazione di stampo mafioso”. L’anno seguente venne rinviato a giudizio, e si arrivò al 2017 quando cambiò la composizione del collegio dei giudici.

Nonostante la richiesta del sostituto procuratore generale Pietro Catalani, che sollecitò una condanna a 3 anni e 6 mesi (il Pm Luca Tescaroli ne chiese 5), Alemanno venne poi condannato in primo grado a febbraio del 2019 a sei anni di carcere, sentenza poi confermata a ottobre dell’anno scorso con l’accusa di essere stato il personaggio politico “Di riferimento dell’organizzazione Mafia Capitale in ragione del suo ruolo apicale di sindaco”.

Oggi questa accusa è caduta, con la formula del non aver commesso il fatto, ed è stata inoltre prescritta l’ipotesi di corruzione che riguardava la vicenda del pagamento dei debiti AMA. Rimane invece confermata la condanna a sei mesi per l’accusa di finanziamenti illeciti per la vicenda dei pagamenti di EUR spa, per la quale Alemanno è stato rimandato a un processo di appello per rideterminare la pena.

Ma la parte più grave dei guai giudiziari dell’ex sindaco è ormai annullata: “Per me è la fine di un incubo durato sette anni, e che obiettivamente poteva essere evitato” ha commentato subito dopo l’assoluzione “Mi sono ritrovato prima mafioso e poi corrotto, adesso rimane un piccolo traffico di influenze che sarà la Corte di appello a giudicare. Questa sentenza ridimensiona questa vicenda. Non c’è più corruzione, non c’è più quel fango che mi era stato tirato addosso“.

Buzzi e Carminati

Il primo ad affermare che Alemanno non c’entrasse nulla con la storia del Mondo di mezzo fu proprio uno dei suoi personaggi principali, Salvatore Buzzi. Il 23 luglio del 2015, durante un interrogatorio, Il Rosso delle cooperative negò infatti qualsiasi accordo corruttivo con l’ex sindaco, ma non venne creduto. Come ha ricordato l’avvocato di Buzzi, Alessandro Diddi, dopo la sentenza di oggi: “A Buzzi sono state negate le attenuanti generiche, non era stato ritenuto credibile per non aver chiamato in correità Alemanno. A questo punto ci si attende un nuovo annullamento della sentenza di condanna di Buzzi”. “A distanza di sei anni” prosegue il legale “Bisognerebbe riscrivere la storia giudiziaria di alcuni dei principali processi a Roma celebrati con l’ossessiva ricerca della mafia nella capitale”.

 

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