Parma: morto Calisto Tanzi, patron di Parmalat coinvolto nel crac dell’azienda
L’imprenditore Calisto Tanzi è morto a Parma a 83 anni. Già in regime di detenzione domiciliare per una condanna a più di 17 anni per il suo ruolo nel crac di Parmalat, da metà dicembre era ricoverato all’ospedale Maggiore di Parma per un’infezione ai polmoni.

Nato a Collecchio il 17 novembre del 1938, dopo il diploma in ragioneria lasciò gli studi in seguito alla morte del padre per gestire l’azienda di salumi e conserve della famiglia. A 22 anni rilevò una vecchia azienda di latte del nonno, trasformandola nella Parmalat, una multinazionale che nel giro di dieci anni installò 130 stabilimenti nel mondo. Le intuizioni principali del giovane Calisto furono due: l’utilizzo del Tetrapak e del trattamento UHT, che allungarono di molto la durata della conservazione del latte. L’ambizione e le sue abilità lo avrebbero poi portato a dedicarsi ad altri settori: merendine, yogurt, conserve, Tv e persino il calcio, con l’acquisto della Parma Calcio, all’epoca da poco entrata in serie A.
Nel 1973 gli affari di Parmalat, grazie a Tanzi, arrivarono a 20 miliardi di lire all’anno, saliti a 550 nei dieci anni successivi. L’imprenditore, che aveva molti legami e contatti con gli ambienti finanziari, religiosi e politici, acquistò e creò altre aziende, tra cui anche l’agenzia turistica Parmatour e il canale televisivo Odeon Tv.
Negli anni 90’ portò la sua azienda a quotarsi in Borsa, e lì iniziarono i problemi e le prime difficoltà finanziarie.
Tanzi cercò di salvare la barca ricorrendo al credito, al mercato dei titoli, ai collocamenti azionari, gonfiando i titoli Parmalat con false comunicazioni al mercato, emettendo bond fasulli che facevano credere agli investitori che l’azienda era in attivo, quando invece aveva già miliardi di debiti.
Manovre rischiose, che trasformarono l’azienda, secondo la definizione degli inquirenti, nella “Più grande fabbrica di debiti della storia del capitalismo europeo” con 14,5 miliardi di euro di debiti, azzerando i risparmi di decine di migliaia di investitori.

Un’altra mossa decisiva per la rovina di Tanzi fu nel 1999, quando l’imprenditore acquisì Eurolat dal Gruppo Cirio di Sergio Cragnotti per 700 miliardi di lire. L’altissima cifra era per permettere a Cragnotti di ripagare dei grossi debiti che aveva con la Banca di Roma. Una mossa identica a quella del 2002, quando Tanzi decise di acquistare le aziende di acque minerali di Giuseppe Carrapico, anche lui indebitato con la stessa banca.
Poi, i primi segnali ufficiali: la Bank of America smentì l’esistenza dei 4 miliardi del conto Bonlat dichiarati dall’imprenditore in un falso documento preparato da lui e dal suo braccio destro Fausto Tonna, a sua volta poi condannato a 25 anni di carcere e ora ai domiciliari.
Questa storia emerse del tutto a dicembre del 2003, insieme a quella dell’arresto. L’imprenditore, da poco tornato da un viaggio in Ecuador, venne arrestato nel centro di Milano e trasferito nel carcere di san Vittore. All’epoca c’era anche il sospetto, mai confermato da riscontri, che Tanzi avesse fatto quel viaggio per mettere al sicuro nella capitale Quito il tesoro accumulato in anni di distrazioni finanziarie.
l 23 aprile 2012 la Corte d’Appello di Bologna condannò Tanzi alla pena di 17 anni e 10 mesi di reclusione, poi diminuiti a 17 anni e 5 mesi, per bancarotta fraudolenta e aggiotaggio collegati a Parmalat, e per il crollo di Parmatour. Inizialmente rifiutati dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna, i domiciliari gli vennero infine concessi per i suoi problemi di salute.
