Incidente Mestre: polemiche sul guardrail usurato

Incidente Mestre: polemiche sul guardrail usurato

Continuano le indagini sull’incidente a Mestre che ha provocato 21 morti e 15 feriti. Tra le varie ipotesi, tra cui un malore del conducente e l’autocombustione del mezzo, c’è anche quella del guardrail usurato e inadatto a contenere l’impatto con un pullman.

Gli inquirenti veneti continuano le ricerche per stabilire le dinamiche dell’incidente a Mestre, dove un pullman diretto da Venezia a Marghera è precipitato da un cavalcavia provocando la morte di 21 persone e il ferimento di altre 15. Tra le ipotesi c’è anche quella che il guardrail non fosse sufficiente a contenere l’impatto con un mezzo pesante.

La barriera “È degli anni ’50, è quasi una ringhiera e potrebbe essere stato una concausa dell’incidente”, dichiara Massimo Fiorese, amministratore delegato della società La Linea, proprietaria del pullman. Parole confermate anche dall’assessore comunale ai trasporti di Venezia, Renato Boraso: “Quel guardrail è vetusto. Nel progetto da oltre 6 milioni di euro di rifacimento del cavalcavia erano compresi anche un nuovo guardrail e la modifica del parapetto”.

Qui Boraso allude all’appalto milionario sbloccato dal Comune di Venezia nel 2018, ma i cui lavori sono iniziati solo un mese fa. A rilento perché, sembra, in attesa di ulteriori fondi del Pnrr.
Della stessa opinione è anche Giordano Biserni, presidente dell’Asaps (Associazione Amici della Polizia Stradale), che afferma: “Quello era un guardrail a unica onda alto un metro e mezzo e non il triplo, come sarebbe stato necessario per il contenimento di un veicolo che può raggiungere le 18 tonnellate. Un guardrail così può contenere un’auto ma un bus del genere è difficile”.

Contraria è invece la dichiarazione del ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini: “Non è un problema di guardrail” afferma il ministro, il quale ipotizza invece che il conducente abbia avuto un “Malore su cui nessun codice della strada può intervenire”, ma ha dei dubbi anche sulle caratteristiche del pullman (Elettrico) dell’incidente “Ho sentito che i Vigili del Fuoco parlavano delle batterie elettriche che prendono fuoco più velocemente, più rapidamente di altre forme di alimentazione. Questo non so se c’entri o non c’entri, lascio ai tecnici la risposta ma in un momento in cui qualcuno dice tutto elettrico forse uno spunto di riflessione si deve fare”.

Matteo Salvini

Anche il procuratore di Mestre, Bruno Cherchi, ipotizza un problema interno delle batterie (Ora sequestrate) del mezzo: “Non risultano particolari fiamme o un incendio in senso tecnico del bus precipitato, ma che c’è stata una fuoriuscita di gas dalle batterie di litio su cui stiamo facendo accertamenti”.

Le dichiarazioni di Salvini e Cherchi rimandano a quello che in gergo tecnico è conosciuto come “Thermal Runaway”, sul quale stanno indagando gli inquirenti veneti. Si tratta dello sbalzo termico di una batteria, che si autoalimenta in caso di eccessivo aumento della temperatura fino a provocare l’incendio dell’elettrolita liquido interno, già di suo molto infiammabile. Tale processo può essere accelerato in caso di forte impatto del mezzo su cui è montata la batteria (il pullman di Mestre ha preso fuoco all’impatto con il suolo sottostante il guardrail) che può deformare la stessa centralina, provocando la combustione dell’elettrolita in seguito a cortocircuito.

 

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