
Delitto Cisterna di Latina: Sodano non risponde al Gip
Christian Sodano, accusato del duplice femminicidio a Cisterna di Latina, espone la sua versione dei fatti: “Ho avuto un annebbiamento, non mi sono neanche reso conto di quello che ho fatto, volevo bene a quelle persone”. Ma poi si rifiuta di parlare davanti al Gip.
A quasi 48 ore dal duplice femminicidio a Cisterna di Latina, in cui il finanziere Christian Sodano ha ucciso con la pistola d’ordinanza la madre e la sorella della sua ex fidanzata, inizia a delinearsi un quadro più generale.
Secondo le ricostruzioni, Desirée Amato aveva da poco lasciato Sodano, maresciallo della Guardia di finanza originario di Formia ma in servizio nel reparto navale di Ostia.
La notte prima del delitto, Sodano aveva dormito in casa della ragazza, che viveva insieme alla sorella Renée e alla madre Nicoletta Zomparelli. Il mattino dopo, dopo una lite, il finanziere ha preso la sua pistola, minacciando la sua ex, che si è subito chiusa nel bagno. Attirate dalle urla, Nicoletta e Renée sono intervenute. Dopo averle uccise, Sodano si è diretto verso il bagno, sfondando la porta, ma Desirée era ormai fuggita prima attraverso la finestra, poi da un buco nella recinzione del cortile, per rifugiarsi infine presso un benzinaio della zona.

Da parte sua Sodano, dopo il duplice delitto, si è recato dallo zio, un carabiniere in pensione, raccontandogli tutto e ammettendo “Ho fatto un casino”. È stato poi lo zio a chiamare le forze dell’ordine e convincere il nipote a costituirsi.
“Volevo suicidarmi, loro hanno visto che avevo la pistola in pugno e si sono messe a urlare. Non so perché ho sparato a Renée e Nicoletta. E comunque se avessi voluto uccidere anche Desyrée lo avrei fatto. Ma non ho voluto” ha poi dichiarato Sodano, che dice di essere anche tornato indietro per finire Renée, sopravvissuta ai primi spari: “Non volevo farla soffrire“, ha ammesso.
Nei prossimi giorni si terrà l’udienza di convalida.
La versione del finanziere sembra però discordare da quella di Desirée. Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Latina, grazie al lavoro del pm Valerio De Luca e degli investigatori guidati dal dirigente Mattia Falso, il ragazzo non avrebbe accettato la fine della relazione, ma ora, sotto fermo, nega questa ipotesi. Afferma di aver voluto suicidarsi, ma non sa perché ha ucciso le due donne.
Ha poi esposto la sua versione dei fatti, difeso dai legali Lucio Teson e Leonardo Palombi: “Le avevo chiesto di venire a vivere con me a Latina, ma lei non mi aveva ancora dato una risposta. Era dubbiosa. Volevo dare una svolta alla nostra storia per capire quanto valesse. Continuava a non darmi certezze, non è vero che mi aveva lasciato. Ne avevamo parlato anche nei giorni scorsi. Da poco eravamo andati in vacanza 4-5 giorni a Cuba con la sua famiglia, stavamo bene. Ma io volevo che andassimo ad abitare insieme” afferma Sodano, che sottolinea come sia stata la stessa Desirée “A insistere affinché rimanessi a dormire a casa sua. Non era mai successo prima, ma non mi sentivo bene. Avevo marcato visita al lavoro. Abbiano cenato, poi abbiamo dormito fino all’ora di pranzo di mercoledì. È stato allora che abbiamo cominciato a discutere perché lei non mi dava la risposta che attendevo”.
A che il finanziere si è recato nel parcheggio e ha preso la pistola dalla sua auto: “Volevo togliermi la vita davanti a lei. Sono rientrato in casa armato, ma Desirée si è messa a gridare ed è scappata via. È stato allora che sono comparse la madre e la sorella. Hanno urlato anche loro. Non mi hanno aggredito, non c’è stata colluttazione. Ma ho sparato a tutte e due” e conclude “Desirée si è chiusa in bagno, non le ho dato la caccia, l’ho cercata, chiamata un paio di volte. Non mi ha risposto. Sono rientrato in casa: Renée era ancora viva, si muoveva: le ho sparato altri due colpi per non farla soffrire. Poi sono andato via in auto. Ho telefonato a mio zio, mi ha detto di aspettare la polizia a casa sua a Latina. Una volta arrivato in via Sgambati, ho tolto il caricatore dalla pistola e ho appoggiato entrambi sul divano”.
Ma nel carcere di Latina, dove è detenuto, nell’interrogatorio di convalida del fermo, Sodano si è avvalso della facoltà di non rispondere al Gip. Sostiene di non aver nulla da aggiungere. I legali lo descrivono come un ragazzo incapace, ora, di darsi pace per quanto accaduto.
