
Ponte sullo Stretto. Salvini: “Ero contrario? Prospettiva cambiata”
Matteo Salvini commenta il cambiamento del suo punto di vista per la costruzione del Ponte sullo stretto di Messina: “Forse chi la ricorda non si è accorto che la prospettiva è cambiata“. Le previsioni di ammortamento della spesa di 13 miliardi. Spadafora: “Il successo dipenderà non solo dalla sostenibilità economica, bensì dalla capacità di garantire trasparenza negli appalti“.
Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio e ministro delle infrastrutture e trasporti, è uno dei più attivi sostenitori della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina, e anche per questo circolano da qualche tempo delle sue dichiarazioni di quasi dieci anni fa, dove esprimeva un’opinione diversa.

Nel 2016, quando era Segretario federale della Lega Nord, Salvini aveva infatti dichiarato: “Non vorrei spendere qualche miliardo per un ponte in mezzo al mare, quando sia in Sicilia che in Calabria i treni non ci sono o vanno a binario unico. I soldi usiamoli per sistemare le scuole“.
A chi critica tale cambio di prospettiva, Salvini risponde: “Una dichiarazione di qualche anno fa. Forse chi la ricorda non si è accorto che la prospettiva è cambiata” e prosegue spiegando che l’opera da lui sostenuta “Non sarà una cattedrale nel deserto, ma un progetto solido, con investimenti da record in ferrovie e strade del sud. Persino l’Europa guarda con interesse, perché verrà davvero realizzato il corridoio che dal Mediterraneo correrà fino al nord del Vecchio continente“.

Matteo Salvini
Passando ai ricavi il Ponte di Messina, con un investimento calcolato in 13 miliardi di euro secondo le previsioni dovrebbe generare introiti tra i 500 e gli 800 milioni di euro all’anno, basandosi su una tariffa media di 15 euro a veicolo e una previsione di passaggio di 36mila treni e 25 milioni di vetture all’anno.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha analizzato il progetto originale e calcolato un ammortamento distribuito in 30 anni, l’utile operativo stimato è di circa 100 milioni di euro. In 30 anni si recupererebbero quindi 3 miliardi di euro, meno del 25% del costo dell’intera opera.

Per quanto riguarda la costruzione in sé, ci sono incertezze riguardo le dinamiche e i tempi della costruzione, oltre ai timori di ingerenze negli appalti. Per Giuseppe Spadafora, vicepresidente di Unimpresa, “Il progetto del Ponte sullo Stretto è una sfida infrastrutturale e strategica di rilevanza nazionale. Ma il suo successo dipenderà non solo dalla sostenibilità economica, bensì dalla capacità di garantire trasparenza negli appalti, coinvolgimento delle imprese locali e rigore nella gestione esecutiva. Inoltre è fondamentale il rapporto tra abitanti e passaggi sul ponte. Lo sviluppo del ponte sullo Stretto non sarà quasi per nulla legato al numero di abitanti, ma al numero di merci che lo attraversano“.
