Attentato a Ranucci: Lavitola indagato come presunto mandante

Attentato a Ranucci: Lavitola indagato come presunto mandante

Valter Lavitola è indagato per il suo presunto ruolo come mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Avrebbe persino fatto un sopralluogo nei pressi dell’abitazione del giornalista di “Report”. Il piano per rimandare Gomes in Camerun e assisterlo nelle spese legali.

Valter Lavitola, ex direttore de “L’Avanti”, avrebbe incaricato un dipendente di lunga data del suo ristorante a Monteverde a Roma, Clesio Tavares, di “individuare soggetti in grado di reperire esplosivo e farlo esplodere davanti all’abitazione” di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore del programma di inchiesta “Report”.

Sigfrido Ranucci

A condurre gli inquirenti sulle tracce di Lavitola sembra sia stata la testimonianza di Pellegrino D’Avino, uno dei presunti esecutori materiale dell’attentato davanti all’abitazione di Ranucci, nel corso dell’ordinanza di arresto disposta la scorsa settimana nei confronti dei presunti attentatori.

Secondo gli inquirenti, tra cui i carabinieri del reparto operativo di Roma e i colleghi del nucleo di Frascati, Lavitola avrebbe persino partecipato a una sorta di sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci a settembre scorso, un mese prima dell’attentato.

Tutto ciò emerge dal decreto di perquisizione disposto il 4 luglio da Pm della Dda si Piazzale Clodio a Roma, per i quali Lavitola è appunto il mandante dell’attentato. I reati, oltre che con i presunti attentatori già arrestati, è contestato in concorso anche con un cittadino del Camerun, Gomes Clesio Tavares, 47enne ritenuto l’intermediario con gli esecutori materiali.

Dopo gli arresti, secondo quanto riferiscono gli inquirenti, D’Avino avrebbe chiesto di avvisare Gomes e, come emerge da una conversazione, “Valter si è interessato all’immediato allontanamento di Gomes dall’Italia, facendolo partire per il Camerun e preoccupandosi della sua assistenza legale”.

L’accusa dei Pm della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di Lavitola e di tutti gli altri indagati, sono quelle di strage, concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e uso di esplosivi, minaccia e danneggiamenti, aggravati dall’aver agito con modalità di tipo mafioso e in più di cinque persone.

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