Fine vita, la Corte costituzionale dichiara non punibile l’aiuto al suicidio “a determinate condizioni”

Fine vita, la Corte costituzionale dichiara non punibile l’aiuto al suicidio “a determinate condizioni”

Non si può punire chi "agevola l'esecuzione del proposito di suicidio di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile". Soddisfatti Marco Cappato e la compagna di dj Fabo

A determinate condizioni non è punibile chi “agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Così la Consulta mette una parola definitiva al tanto discusso fine vita e alla questione di legittimità costituzionale dell’articolo 580 del codice penale, sollevata dalla Corte di assise di Milano per il caso del dj Fabo.

Per evitare che si ecceda in questa non punibilità, gli ermellini fissano alcuni paletti, facendo riferimento alla normativa già in vigore sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua, di cui parlano gli articoli 1 e 2 della legge 219/2017 in materia di consenso informato, nonché sulla “verifica sia delle condizioni richieste che delle modalità di esecuzione da parte di una struttura pubblica del Servizio sanitario nazionale, sentito il parere del comitato etico territorialmente competente”.

“Aiutare Dj Fabo per me era un dovere. La Consulta finalmente ha stabilito fosse un suo diritto. E’ una vittoria della disobbedienza civile, mentre i partiti giravano la testa dall’altra parte”, ha commentato l’esponente radicale Marco Cappato che ha accettato di accompagnarlo a morire in una clinica in Svizzera nel febbraio del 2017. Dopo che la Corte avrà depositato le motivazioni della sentenza, gli atti del processo che lo vede imputato per il suicidio assistito di Dj Fabo saranno trasmessi di nuovo alla Corte d’assise di Milano, che, nel febbraio 2018, aveva sospeso il procedimento sollevando la questione di legittimità davanti alla Consulta.

Soddisfatta anche Valeria Imbrogno, la compagna del dj. “Adesso so che tutte le fatiche, la stanchezza e la sofferenza di Fabo non sono state inutili. Questa vittoria è per lui. E’ per un uomo che se n’è andato sapendo di aver tirato un pugno potente a un avversario assurdo. Il resto del match lo abbiamo vinto noi, tutti quanti assieme”, ha detto.

La decisione della Consulta ha smosso anche gli animi politici che, anche in questo caso, non sono unanimi. “Ora si riparta in Parlamento. Dopo la pronuncia della Consulta, e con la nuova maggioranza politica, spero davvero che troveremo la serenità per fare una legge equilibrata, rispettosa di tutti gli orientamenti culturali e che tenda una mano a chi si trovi nella drammatica condizione di decidere della propria vita”, ha dichiarato la presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, Francesca Businarolo. Dello stesso avviso anche la senatrice Monica Cirinnà. “Dalla Corte si leva una parola chiara in favore della libertà di scegliere e della protezione della dignità personale – ha spiegato. – Adesso è il momento di agire, leggeremo con attenzione la sentenza e lavoreremo per dare risposta alla domanda di riconoscimento che proviene dal corpo dei malati”.

Di posizione nettamente contraria il leader della Lega Matteo Salvini: “Non sono d’accordo sul suicidio di Stato imposto per legge. Parliamo con le famiglie, con i medici, però la vita è sacra, da questo principio non tornerò mai indietro”.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)