Fine vita, attesa per la decisione della Consulta

Fine vita, attesa per la decisione della Consulta

Al centro del dibattito l'articolo 580 del codice penale, che punisce l'aiuto e l'istigazione al suicidio con la reclusione fino a 12 anni, ed in particolare il caso del tetraplegico dj Fabo, portato in Svizzera a morire dal radicale Marco Cappato

La Corte Costituzionale continua a prendere tempo e forse solo oggi si conoscerà la tanto attesa decisione sul fine vita degli ermellini che già l’anno scorso avevano dichiarato incostituzionale l’articolo 580 del codice penale che punisce l’aiuto e l’istigazione al suicidio con la reclusione fino a 12 anni., dando tempo fino a ieri al Parlamento di formulare una legge meno dura e restrittiva sulla materia. Il tempo ormai è scaduto e la palla torna in mano alla Consulta che proprio oggi tornerà a riunirsi.

A sollevare la questione è stata la Corte d’Assise di Milano nell’ambito del processo a Marco Cappato (nella foto) che, dopo aver accompagnato in Svizzera il dj Fabo per il suicidio assistito, si era autodenunciato. Nel 2017  il tesoriere dell’associazione radicale Luca Coscioni, aveva portato oltre il confine Fabiano Antoniani, diventato cieco e tetraplegico a seguito di un incidente stradale, per aiutarlo a porre fine alla sua vita. Dopo la sua morte Cappato si era provocatoriamente autodenunciato ai carabinieri per accendere i riflettori sul problema ed ora rischia fino a 12 anni di galera.

Per l’avvocato Filomena Gallo, suo difensore, quell’articolo del codice penale, che potrebbe portare dietro alle sbarre il suo assistito, è incostituzionale. “Alla corte è stato chiesto di valutare, a partire dal caso drammatico di Fabiano Antoniani, in cui la prosecuzione della vita avrebbe determinato il protrarsi di una condizione di prigionia in un corpo non più rispondente all’idea di dignità di Fabiano, la conformità a Costituzione di una norma, l’art. 580 c.p (aiuto al suicidio)  che, nell’assolutezza del divieto che impone, interferisce con la sfera intangibile della dignità umana e della libertà del proprio corpo nella fase finale della vita – ha detto in aula. – Congedarsi dalla vita attraverso la rinuncia alle cure e alla alimentazione e ventilazione artificiale, avrebbe comportato, d’altra parte, per un considerevole numero di giorni, sofferenze che Fabiano Antoniani non voleva per né i suoi cari, né per sé”.

Per Gallo la vita è una realtà relazionale, non solo privata ed in quanto tale va difesa. “Tante persone – ha ricordato ai giudici – si recano all’estero per porre fine alla propria vita con un atto che forse non è nemmeno definibile suicidio, ma decisione di congedarsi da un corpo divenuto artificialmente, per effetto di trattamenti medici, una prigionia. Queste persone, per evitare di coinvolgere i loro familiari nell’ulteriore sofferenza di un procedimento penale, sono costrette ad agire in solitudine, e dunque in condizione di maggiore fragilità, o rivolgersi a soggetti estranei alla sfera delle loro relazioni più intime per un aiuto meramente materiale e logistico”.

Ora la decisione spetta alla Consulta che, tra le ipotesi, potrebbe rilanciare la palla al Parlamento.

CATEGORIES
TAGS
Share This

COMMENTS

Wordpress (0)